CIRANO: Sì, è così. La mia vita è quella di un ignoto che soffrì. Ricordate quella sera che Cristiano vi parlò sotto il balcone? Ebbene, che io volessi o no, mentre restavo in basso ad inventare gloria, erano altri a cogliere il bacio della vittoria. È giusto, e in più approvo la scritta sul mio avello: “Molière è un grande genio, e Cristiano era bello”.
ROSSANA: Aiuto, sorelle, venite!
CIRANO: No, ogni premura è vana! Lasciatele, che preghino con la loro campana.
ROSSANA: Vi ho reso infelice! Io. Io.
CIRANO: Voi, così gentile? Ignorai la dolcezza delle donne. Ebbi ostile mia madre a cui non piacqui. Sorelle non ne ho avute. Per paura del ridicolo le donne le ho temute. Vi devo l’amicizia che mi deste, infinita. Grazie a voi una veste passò nella mia vita.
ROSSANA: Io vi amo, vivete.
CIRANO: Troppo tardi, cugina. Sto per salir lassù, nella luna opalina. Le anime che amo, simili agli estri miei, ritroverò in esilio, tra Socrate e Galilei. Filosofo, naturalista, maestro d’arme e rime, musicista, viaggiatore ascensionista, istrione ma non ebbe claque, amante anche, senza conquista. Qui giace Ercole Savignano Cirano de Bergerac che fu tutto, e lo fu invano. Ma io vado, pardon, non posso far attendere. Visto? Il raggio di luna che mi è venuto a prendere? Non voglio il vostro appoggio, null’altro che le piante. Lei viene. Già mi sento di marmo raggelante, inguantato di piombo. Ah, poiché ella è in cammino, andrò a incontrar la sua falce col mio destino. Voi che dite? Non serve? Lo so, bella scoperta. Perché battersi solo se la vittoria è certa? Più bello quando è inutile, tra scoppi di scintille! Chi sono tutti quelli? Ah, ma siete mille e mille. Ah, sì, vi riconosco, nemici miei in consesso. Menzogna, Codardia, Doppiezza, Compromesso… Lo so che alla fin fine voi mi darete il matto. Che importa, io mi batto, io mi batto, io mi batto! Ah! Voi mi strappate tutto, l’alloro e la rosa. Servitevi. Malgrado voi, mi resta un’altra cosa che è mia. E quando a sera entrerò in quel di Dio, spazzerà il mio saluto l’azzurro sfavillìo e offrirò, con l’orgoglio che mai macchiai né macchio, l’indomita purezza del…
ROSSANA: Del?
CIRANO: … mio pennacchio.