Roma, 23 gennaio 2008
Quando ero bambina raccoglievo conchiglie e poi le accostavo all’orecchio per sentire il rumore del mare.
Un giorno qualcuno mi ha detto che non si sente il mare e la conchiglia fa da cassa di risonanza e ciò che sento è il sangue che scorre nelle vene.Peccato, ma ora so che finchè sentirò “il mare” vuol dire che sono viva per cui continuo ad ascoltare il mare.
Succede a volte che ho il viso triste e la vita sembra andare per la sua strada incurante dell’indirizzo che mi affanno a darle. Qualcosa dentro muore.Ho un vaso pieno di conchiglie che raccolgo ogni anno al mare, tante fino a trovare quella che simboleggia quell’estate, quel momento della mia vita. Quando qualcosa dentro muore metto la mano in quel vaso, prendo una conchiglia e ascolto il mare e mi ricordo che sono viva.Quando ero bambina mi hanno parlato di un bambino di nome Gesù.
Un giorno qualcuno mi ha detto che è diventato un uomo, era figlio di Dio, è morto per salvare me e io l’ho ucciso.
Io? Ma se circa 2000 anni fa io neanche esistevo? Ne esistevano i miei genitori e così per generazioni? Ma voi siete fuori di testa!
Però il dubbio si è insinuato e la scimmia curiosa si è destata.
Ho visto un uomo accanto ad un altro e fra loro un romano importante, ho guardato fra la folla e ho riconosciuto fra gli altri il mio volto e sentito la mia voce gridare “Barabba!”.
Ho guardato ancora quell’uomo e poi di nuovo la folla e ho sentito la mia voce unirsi al grido degli altri “crocifiggilo!”.
Ho visto un uomo flagellato e con una corona di spine portare una croce. L’ho visto cadere una, due, tre volte: ho guardato il volto della donna che gli ha asciugato il viso e vi ho visto il mio. Ho guardato gli occhi dell’uomo che ha raccolto la croce e l’ha presa sulla sua spalla, Giuseppe, e ho scoperto i miei occhi nei suoi.
Ho visto le mie mani inchiodare quell’uomo al palo di legno e mi son tirata a sorte le vesti.
Ho visto il sangue scendere lungo la croce e mi son trovata accanto a Sua Madre a piangere e sostenerla. Ho visto quell’uomo morire, l’ho cercato fra i morti e ho chiesto ad un passante dove fosse il suo corpo e Lui mi ha chiamata per nome.
Ogni volta che abbasso gli occhi e vado oltre, ogni volta che li chiudo davanti al dolore e fuggo via, ogni volta che non ascolto un amico, non divido con lui il mio pane, lo ferisco e lo abbandono a se stesso, ogni volta che sono indifferente ai mali del mondo sento la mia voce gridare “crocifiggilo!” e vedo le mie mani mettere chiodi nelle sue.
Ogni volta che sorrido, ogni volta che tendo un mano, che dimentico la mia croce per portare quella più pesante di un altro, ogni volta che ascolto, che faccio un solo passo verso un amico/fratello/sorella/conoscente/sconosciuto, ogni volta che una lacrima scende a lavare un dolore del mondo mi sento chiamare per nome.
Mi sveglio ogni mattina con il bacio di un uomo di nome Gesù che mi chiama per nome.
Ho un vaso pieno di conchiglie da accostare all’orecchio ogni volta che qualcosa dentro muore, ascolto il mare, sono viva.Ricevo un bacio ogni mattina e so che posso aiutare qualcuno a portare una croce.
Voglio che la mia vita sia sempre “una lacrime e un sorriso” come dice Gibran.
Ho sempre una conchiglia per sentire il mare, ho sempre il bacio di un amico a ricordarmi che l’amore è qualcosa di più.
Ogni volta che sento il mare so che posso prendere la croce di un altro.
Caro Sante,
ti avevo promesso una poesia ma la mia “prof” di italiano aveva ragione, la prosa mi viene più spontanea. La poesia non sono ancora riuscita a scriverla, ne voglio dartene una chiusa nel cassetto ma scriverò, ho invece voluto condividere con te e tutti gli altri questa mia riflessione sulla vita.
A voi tutti che scrivete e leggete questo blog io chiedo: Avete una conchiglia per ascoltare il mare? E un amico che vi sveglia con un bacio?
La felicità è tutta qui: in una conchiglia e in un bacio.
Stella Maria
Molto intensa ! Ciao Tesoro.