Lettera di Giorgio Vanzini*
Caro Fabrizio,
ti scrivo ora perché mi sento confuso, la lectio di stasera mi ha toccato forte ma non so dirti come.
Mi sento rimescolato nel profondo e sono assolutamente sconvolto, mi sento perso, non so cosa pensare, non so dove sto andando.
Sono immobilizzato dalla rabbia che mi esplode dentro improvvisamente, di nuovo come venticinque anni fa, un quarto di secolo come in anestesia, poi una nuova esplosione.