novembre 1996
Ho visto acqua correre giù per le strade di città sporche, aggrapparsi alla polvere giunta lì da posti lontani o trasportata dai tacchi di gente oppressa da minuti problemi.
Ho visto uomini alzarsi al mattino e cercare di che vivere negli occhi di altri, e al suono di pochi soldi muoversi da burattini, gli occhi sbarrati dalla stanchezza e le mani indolenzite dal lungo battere.
Ho visto bambini chiedere aiuto e ricevere in cambio dubbi e altro disordine e violenze di ogni tipo e paure tante.
Ho visto donne concedere il loro fiore ed estirpare dal letto dell’esistenza la loro giovinezza, e ridere quando avrebbero avuto di che piangere, e soffrire in anticipo per i torti che avrebbero poi subito e farsi violentare nei modi e nei sensi e toccare da mani inquinate.
Ho visto vecchi tentare di dire la loro e portare al pozzo della vita il loro secchio ormai vuoto, vedersi chiusa la bocca da gente senza scrupoli, che gli ha imposto nuova e breve vita e ha preteso repentini adattamenti e mutamenti estremi nei modi e nella fantasia.
Ho visto uomini maturi divenire leoni affamati e divorare senza curarsi degli altri i bocconi che si offrivano loro, li ho visti riempire lo stomaco quando già era pieno e cambiare umore ed istinto ad un solo battito di ciglia.
Ho visto ragazzi evitare di ragionare e scegliere sempre la strada in discesa e ridere quando non era il caso e dimostrarsi fiacchi nell’apprendere e poi scendere in inferi bui e anfratti desolati e lì restare lamentandosi con il vicino.
Ho visto ragazze tentare di crescere più rapidamente di quanto fosse loro concesso dalle evidenze della vita, non riuscire a tenere il passo con il castello costruito e farselo crollare infine addosso e quindi regredire e non sapere più dove andare.
Ho visto genitori muti di fronte ai figli che si lamentavano, nascondere bene la loro esperienza e anzi negargliela ed alterarla e consegnarla già decrepita e sporca degli usi della vita e delle storture innate a giovani inesperti che se la sono messa in testa e han tentato di correre con gambe malferme.
Ho visto un mondo che si sveglia ogni mattina con la stessa luce, divenire crepuscolare nell’animo e poi flagellarsi e offendersi ed aprirsi ampi squarci nei fianchi già offesi da altre guerre e morire di noia e non sapere più riconoscere il colore dei fiori e il profumo della violetta e l’acqua limpida, e solo consumarsi attorno ad un tavolo dove nessuno porta più vivande.
Ho visto fiumi di gente lamentarsi dalle malattie che gli attanagliavano gli occhi e il capo, attendere di morire perchè era finito il cibo e l’acqua, attendere in modo composto la fine della corsa, sapendo che il muro che avevano di fronte era impossibile da scavalcare.
Ho visto ricchi ingozzarsi e disconoscere i piaceri della vita e adornarsi di effimere idee e luccicanti perline e con denti bianchissimi mordere frutti appena colti e rovinare cibo e bevande e sporcare dove era pulito e ridere senza più una ragione.
Ho visto cose divenire inutili dopo aver servito fedelmente i loro padroni, venir gettate in un cantuccio e lì abbandonate per sempre e non più usate per trasmettere esperienze di vita vissuta.
Ho visto tutto questo e altro ancora e il piacere scorrere giù nelle vene e il dolore approssimarsi alla bocca dello stomaco, tutto insieme, e poi divenire un’unica cosa scialba, morbida e voluttuosa, accompagnata sempre da improperi e discriminazioni e delusione dentro occhi scintillanti.
Ho visto tutto questo. E ho visto te e mi sei piaciuta con i tuoi modi e la tua fronte spaziosa, la franchezza ed il riserbo, il tuo viso bianco e la sua saggezza.
E con te amo passeggiare e riempirti di attenzioni, e so che è una storia bellissima che non vorrà mai morire e mai vorrà strillare, ma sempre vorrà stare unita.
Marco Sicurezza