ottobre 1996
Un foglio bianco da riempire è quel che mi resta alla fine di una giornata che mi ha succhiato nel profondo e smembrato di nuovo in parti eguali e a piccoli pezzi. Ed il desiderio di ricompormi e ritrovar poi me stesso e calma e serenità ed ancora gioia, non muore, anzi nasce imperioso ogni qualvolta sono abbattuto ed anche un po’ ferito.
E di forza tanta me ne dai Tu, che per me sei sole di primavera e pioggia autunnale, silenzio e chiasso sordo, incontrollabile tenerezza e profonda saggezza, e poi ancora quasi amica di tempi lontani e Donna dell’oggi mio presente.
Poichè, quando ti guardo, ti confesso che non mi controllo ed è un dolce morirti dentro e sussurrarti le mie pene e i miei dolori, le mie gioie e i miei piani, i miei sonni e i miei risvegli, i miei desideri e i miei amori grandi.
E sai come gestire le mie ansietà e il mio voler vedere rapido il Mondo e sentirne gli odori mischiati e guardarne i tanti dolori che lo attanagliano da mane a sera.
E una musica che ora sento mi sembra un cavallo in corsa, mai imbizzarrito ma forte e saldo, e vorrei che fosse la mia vita di domani che poi sarà anche il mio morire di ieri.
E curioso vorrei scoprire con te per mano il mondo di casa mia e la casa della vita tua, che in alcuni istanti strani sono la stessa cosa. Con te posso tirar fuori i miei desideri, anche i più reconditi, e dirteli voglioso all’orecchio e poi attendere un bacio strano o una carezza. O il tuo sguardo di sempre.
Così mi sono ritrovato a guardarmi allo specchio con te anche quando non ci sei e a vedermi invecchiare adesso più sereno di prima.
E allora prendi i fiori e lanciali in aria, mettiti nastri alla testa e affacciati al cortile della mia esistenza e sputa in quell’orrido buco che a volte è la vita e traine gioia e disperazione e sii violenta - se credi - con coloro che t’intralciano, e ama intensamente quelli che senti più vicini, e apri le finestre quando vi è pioggia perchè entri e lavi via lo sporco e brùciati la pelle sotto il sole per rinascere poi più fresca di prima. E stai calma anche quando il magma ti agita, poichè la regola è l’imperfezione ed il caos.
E aiuta me quando ne avrò bisogno poichè aiuterai te stessa a crescere, e ogni parola è detta a suon di colpi perchè resti più a lungo dentro e mai possa sfilarsi nè lasciare spazi a buchi neri.
Ora vacilla la mia mano e la scrittura è rotta e non segue il pensiero se non per poco, ma scrive e sente animali che scalpitano lontano, tuoni pesanti e voci indistinte.
E un freddo letto mi aspetta e sarà riempito da te domani e ci porterai saggezza e tranquillità e rumori della mente e movimenti reiterati e piccole paure e sguardi lunghi e sane confessioni e silenzi carichi dell’intenso umore notturno, quello di quando si spengono le luci e parlano allora solo i nostri cuori.
E la speranza che il collo e le mani siano belle anche in vecchiaia, ma belle dentro, si fa avanti e bussa e porta con sè un trono e tu ci prendi posto e poi ti guardi nello specchio ansiosa e mi tendi la mano per consegnarti intera in ogni parte a me che ti guardo e ti ascolto e ingoio il tuo respiro.
Preparati Amore mio.
Marco Siurezza