novembre 1996
Il Libeccio una volta lambiva rapido le mura di casa mia, quando vivevo lontano da qui, sul mare, e il mare si prendeva cura di me rendendo in tal modo gradevole la mia pelle ed il mio agire.
E così, sintonico con il vasto specchio, mi scoprivo crescere ed imparare cose nuove e rapido cambiare umore e poi giovane restar sveglio senza pensieri tutta una notte e mangiare come un leone digiuno immensi pasti, e poi scattar giù dal letto e correre lesto verso le mie mete, tutto concentrato ed ansioso nel raggiungerle.
E poi di tante genti i visi nuovi e le esperienze e le città con i vizi aperti e le virtù nascoste ed il delirio dei tempi peggiorati e divenuti più infausti di allora; e ancora, lo scoprire l’umore sotterraneo dei sentimenti e il loro morire per rinascere diversi, il viso fattosi adulto e più informato di prima e le mani saper intessere concetti nuovi e più arditi e scoprire della conoscenza la vastità della portata e dei suoi flutti la pericolosità.
Ed assumersi le prime responsabilità sulle spalle destinate a sorreggere problemi ben più gravi e con circospezione scoprirsi a sbadigliare sui libri e porsi i primi inquietanti interrogativi e poi tentare di intravvedere la fine dei cicli vitali in vista di nuovi cicli più ardimentosi dei primi, e capire che l’apprendimento è l’unica fonte di salvezza in un mondo sempre più autunnale.
E caricarsi di impegni ed oneri, e ricevere pochi onori in cambio, ed assaporare della stanchezza fisica la morsa tentacolare e di quella mentale la frusta impietosa.
E diventare uomo e sentire meglio di prima del Mondo la puzza originale, e scoprire che c’è sempre stata ma che ora la senti meglio perchè hai le narici più affilate.
E riempire blocchi di carta e poi fantasticare, cercando di toccare del cielo la punta con dita fattesi più grosse ed insensibili, ed imparare a tagliare con precisione la carne altrui e saper come mercanteggiare di fronte alle incognite; e guidare incerti battelli nelle vie del Mondo e portarli sempre in porto sani e salvi ed arricchirsi sui propri errori e sugli altrui, cercando così di prevalere.
E scoprire poi l’Amore con te, che mi dai pace e sicurezza in mezzo a lande desolate, e mi parli quieta e mi osservi con occhi da sotto ciglia che han preso più polvere delle mie e han sempre voglia di mostrarsi nella loro forma migliore.
Così ho passato il mio tempo e ho guardato gente vivere e morire ed il Mondo cambiare e le ingiustizie restare; così mi sono armato un dì e sono corso per le strade in cerca del mio futuro, a volte veggente ma il più, cieco.
Così ho ascoltato l’alba diventare giorno e del giorno scoprire i segreti e nelle palme delle mani altrui udire le bugie ed i soprusi e le verità più grandi.
Così ho imparato a sopportare e sanguinare e prendere il piacere da ogni cosa; così ho saputo come mangiare i frutti e governare dei miei moti i fortunali; così ho capito cos’è la vera stanchezza ed il riposo e dove cercare pace e silenzio. Così sono morto un giorno e poi sono rinato, più forte di prima.
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Così intendo continuare ma ora più ricco, di cose, di colori, di oggetti, ma specialmente di te che mi riempi e ti stai completando nel tuo divenire Donna, nel tuo saper dare piacere con la bocca e con il corpo, nel tuo farti prendere l’anima e scrutarla.
Così ho iniziato a dormirti accanto una notte, più tranquillo di tante altre. Così vorrei che sempre fosse.
Marco Sicurezza