novembre 1996
Ho visto la luce viaggiare tanto forte da rendermi confuso con la mia ombra ed infine accecarmi, quando ormai tardo mi porto le mani agli occhi come i bimbi impauriti, per proteggermi da quell’assalto.
Ho visto un foglio bianco riempirsi in un attimo di parole nere che formicolavano strane, cercando di accoppiarsi in un senso finito.
E quello stesso senso ritrovo spesso a parole guardando negli occhi le persone ed intuendo le cose prima che vengano pensate ed anzi anticipandole velocemente e poi imparandone la misura scaltro.
E un sorriso alla luna è quello che ci vorrebbe quando la notte è buia e ti senti desolato con i tuoi pensieri ed inspiri l’aria senza accorgertene ed invece vorresti trovarti in mezzo ad un prato, che di notte è la cosa più spaventosa che ci sia, con la sua immensità, con il suo silenzio mortale, con la sua saggezza riposta, con la sua terra profonda che respira in silenzio, con il mare ad un passo che ti parla e ti vorrebbe tutto per sè.
E nelle sue vastità il mare ti cerca come spugna odorosa e vorrebbe restituire il tuo corpo lavato e bianco alla spiaggia malferma ed ipnotica, fredda compagna invernale di passeggiate romantiche e misteriose.
E metto i numeri sulle pagine che riempio per trovarne poi l’ordine dopo, quando stanco chiudo i giochi e mi dirigo nella stanza dei sogni che sono abituato a non ricordare mai il giorno dopo.
E quei pochi sogni mi vedono leggero e dormiente su rocce fatte di piuma, con occhi di smeraldo che guardano dove altri non vedono o si poggiano morbidi sulle cose celesti che riempiono i nostri cuori la sera, quando torniamo al focolare fatto di mura gialle indurite dagli anni, di bugie nascoste nei divani, di idee morte appena nate, di grida e di lamenti, di corse affannose, di annaspamenti, di incastri, spigoli e storture, di cose rotte che funzionano ancora, di sbadigli e di sospiri, di grida di piacere, di ossessioni fattesi adulte, di vite rimaste adolescenti.
Nel blù scendo con chitarre che mi suonano accanto note festose, e mi attorniano sornione, con voci di gente che di voce non ne ha già più perchè ha imparato a bruciarla quando la forza era tanta ma non era ancora accompagnata dal sale della vita, e allora si disperde, come l’acqua nelle grondaie, come il freddo nelle stanze vuote, come il sole sui gelati d’estate.
E solo allora riesco a ricordare i sorrisi scomparsi e le promesse fatte, e le feste sonnacchiose e la gente che voleva altro rispetto a quello che diceva, e il latte dei bambini e il perdersi nel guardare le strade disegnate su di una foglia divenuta gialla per il freddo arrivato troppo presto.
Solo allora mi ricompongo e mi rivesto e mi sveglio del tutto e mi metto freddi panni addosso e divento di ghiaccio, tutt’uno con la mia automobile e con le strade brulicanti.
Solo allora mi pizzico e comprendo che sto vivendo di nuovo e allora vorrei volare via e seguire la mia mente che è troppo rapida e stancante per farsi seguire un’altra volta.
Il padrone delle terre, le terre vorrebbe averle tutte con sè quando muore, con le sue messi e i suoi aratri, con le sue spighe e i suoi vermi, con le contadine chine nei campi ed i bambini sporchi di fango che giocano pericolosamente, con i suoi pozzi infiniti e le sue torri malconce.
Come un uomo, egli vorrebbe avere tutto, anche l’anima di chi ci ha lavorato e sudato e di chi ci ha perso sonno e salute. Come un uomo, chi lavora vorrebbe vincere sempre ed ottenere consensi ampi ed assoluti - ed infinite glorie da parte di chi lo ammira e lo attende - nervoso ed implacabile, stanco e poi vulnerabile.
E Uomo completo non puoi essere, se non sei stato prima bambino curioso e poi figlio adulto, ed infine cacciatore a tua volta di uomini e di rischi, e sapiente assaggiatore della frusta della vita.
Uomo non puoi essere se non hai saputo osare e correre con vetri rotti in tasca, e cerbottane alla tua schiena pronte a colpirti appena ti muovi. Uomo non potrai essere se non hai saputo chinarti e divenire ad un tratto liquido ed invisibile, morbido e dolce, silenzioso e trasparente, come un vetro ornamentale che nasce dal calore e viene forgiato dalle mani sapienti dell’artigiano anziano.
Uomo non puoi essere se non hai saputo toglierti il sonno ed abbracciare la gente tutta e caricarti sulle spalle i tuoi problemi e quelli di chi ti vive accanto ed ascoltare il rumore della speranza ed i silenzi improvvisi, che irrompono a volte nella vita di chi è solo.
Uomo non potrai essere se non hai saputo amare ed odiare, ed imparare a soffrire e trattenere il respiro meglio dei delfini più rapidi. Uomo non potrai essere se non hai dato a piene mani prima di prendere, se non hai parlato con lingua vera, se non hai fatto altro che toccare solo per pura curiosità.
Uomo non sarai mai se non hai imparato a patire ed amare a un tempo.
Uomo puoi essere solo se lasci un solco profondo dietro di te, che gli altri sappiano prontamente riconoscere.
Allora sarai uomo, e riconoscerai i profumi ed i colori e la rabbia e la gioia, e l’Amore di chi non ti ha dimenticato mai.
Allora sarai uomo, quando montagne saranno cadute dal cielo e fiumi avranno smesso di scorrere; sarai uomo quando il sole avrà smesso di scaldarti e sarai diventato freddo; sarai uomo quando il fango ti colpirà in bocca e avrai il coraggio di sentirne il gusto.
Allora e solo allora sarai uomo, e potrai abbracciare il Mondo intero, senza incorrere nelle ire di nessuno, e bendato riconoscere dell’usignolo i cento modi di cantare e dei tuoi simili il gusto aspro del colpire.
Solo allora sarai uomo e potrai permetterti le moine del bambino e di pescare nel cesto delle caramelle prendendone a piacere, e di guardarti allo specchio le curve strane che da sempre ti appartengono.
E prego perchè ciò accada, perchè il tuo istinto si svegli alfine e ti mostri la nobiltà del blù profondo, e dell’indaco la musica lontana, e del rosso le stonature, e del verde la sinfonia, e del giallo la miseria grande.
Solo così le bugie nascoste ti affioreranno in bocca e sulle mani ti sorgeranno petali e di rugiada si riempirà la fronte; solo così saprai ciò che hai e ciò che hai perso e della vita tua il significato.
Solo così sarai un Uomo.
Marco Sicurezza