di Massimo Sannelli
Tra un periodo morto e uno che emette segnali – ma molti, esageratamente molti – il più caro è il secondo. Perché oscilla tra le possibilità: oboe comune, oboe d’amore, corno, flauto. Si tratta di utilizzi diversi del fiato; e dello studio che si autoimpone; non è la violenza; no: perché è voluto; sì, ma è preso, e – dopo preso – sofferto, analizzato e fatto a pezzi, ora stesso.
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Una letteratura completa vuole l’alleanza tra dire e non dire, aspro e non aspro. E l’uomo completo non dissocia la bontà da ogni cosa. Non pronuncia altro che il bene. Quindi: questa mi sembra la perfezione, e in me non la vedo. // Con poco sforzo, e in poche decine di minuti, la fine non coincide con l’inizio, ma lo integra. Nemmeno questo poco è disprezzabile: se vale, è un effetto buono dopo cause minori e note. Ne sono (stato) lo schiavo per mesi e anni: // l’oggetto e non il soggetto; l’oggetto è oggetto di un uso; più tardi, consapevolmente, non si è più schiavi, né il servizio continua. Finita l’estate del superlavoro, l’inverno può invocare la calma, in tutti i modi. // Ad esempio, tre cose verranno meno: *la parola senza santità, la speranza con esaltazione, la necessità di dimostrare*. A poco a poco, saranno deviate in un altro campo, tempo, mondo; quindi scompariranno.