Amare, secondo l’esempio e l’insegnamento di Gesù, fa paura. L’amore totale fa paura, perchè comporta sacrificio e dolore, spogliarsi del sè per vestirsi dell’altro. Chi ama veramente inevitabilemente muore come se stesso per rinascere vestito dell’altro. L’amore si coniuga con il dolore estremo, l’agonia, per poi risorgere, testimonianza ne è il “percorso” dal Getsemani fino alla morte in croce. Poi c’è la resurrezione. Ed è questa agonia, il calvario, la morte lenta e dolorosa che fa paura, in questo modo però ci si nega anche la felicità piena.
L’amore diventa silenzio e in quel momento inizia a parlare. Gesù ha guarito, parlato, insegnato, scandalizzato con un unico scopo: insegnarci ad amare come Lui ha amato e ama. In linea teorica molti lo hanno seguito, ancor di più avversato, ma chi veramente lo ha ascoltato? E’ stato frainteso, in Lui non hanno visto un amore oltre l’amore, puro e sublime ma il secondo fine, lo scopo nascosto, il desiderio di potere, la poltrona del comando. Gesù non ha avuto altra scelta che morire perchè solo nel Suo silenzio e nella Sua assenza fisica, l’amore si è reso manifesto, puro e candido com’era. Ma veramente il silenzio inizia a parlare? Secondo il diritto: chi tace non dice nulla. Verità inconfutabile ma allora cosa è accaduto?
Spesso chi parla non viene ascoltato. Si sente ciò che dice e se ne fà l’uso che è più opportuno, spesso non lo si ascolta, è quasi un inutile e fastidioso rumore perchè si è concentrati solo su stessi, sui propri affari, guai, interessi. Sentire diviene quasi un ronzio necessario, utile per avere compagnia ma di cui si farebbe a meno. Chi parla si arrende, saggia il sapore della sconfitta, il dolore si fa estremo ma lo vive fino in fondo, è l’agonia del Calvario. Chi parla sceglie il silenzio come extrema ratio per essere compreso, certo che comunque quel dolore vissuto fino in fondo lo farà risorgere e forse l’altro risorgerà con lui, se dal silenzio avrà capito, o viceversa seguirà una strada diversa se non ha compreso. Il silenzio parla non in quanto tale ma solo perchè chi improvvisamente si trova di fronte ad esso comprende che qualcosa gli manca. Manca quel rumore di fondo che sembrava un fastidio e nel silenzio rimane solo, unica condizione per riflettere e ricordare le parole dette, urlate dall’altro e finalmente capire. Nasce il dolore, la paura che sia tardi, troppo tardi, ma la resurrezione dell’altro è una nuova speranza, una nuova occasione, a quel punto deve scegliere se coglierla o perderla per sempre e di nuovo la paura. Paura? Bisogna amare finchè l’altro è con noi, accanto a noi per non vivere una vita di rimpianti, di sè e di ma che logorano e creano dolore da cui non si risorge. Vivere e amare l’altro ora che c’è, perchè chi si sente amato, ama ed è felice. La felicità non è singola, egoistica, la felicità è tale se la si vive in due o più, in questo il sommo poeta aveva visto il vero: “amor ch’a nulla amato amar perdona”. Se vuoi essere felice e non aver più paura devi amare!
Paura, ma di cosa? Io, a volte, ragiono per immagini e me ne vengono in mente due ora, ma vecchie di anni.
Il bambino ha paura del buio, è una fase naturale della sua crescita, la paura cessa nel momento in cui la mano forte e decisa, la voce dolce e rassicurante della mamma lo accompagna nel buio della stanza. Gli occhi si abituano al buio e iniziano a vedere. La mamma mostra che la stanza buia non è diversa dalla stanza illuminata, ci sono le stesse cose nulla di più, nulla di meno, semplicemente l’ottica è diversa. La prima reazione del bambino è non credere ma l’amore della mamma stringe la mano e quando lo sente iniziare a tremare, la voce si inclina al pianto lei si fà muta e accende la luce. Nulla è diverso da come era al buio, ora il bambino sà, vede e deve scegliere se camminare nella casa anche al buio, credere e fidarsi dell’amore della mamma o fuggire via, mantenendo intatta la sua paura senza motivo. Vivere di paura e quindi non vivere, o risorgere grazie ad un amore più grande, donato senza riserve e senza prestese, libero di essere ricambiato e creduto in quanto tale.
Amare. A – mare, mare, male secondo gli Ebrei, il vecchio Testamento che non prescinde e non si separa dal Nuovo, che ne è la naturale prosecuzione in un unico testo: la Sacra Bibbia.
Mare. L’amore è come il mare, a volte calmo, apatico, monotono, agitato sempre da correnti più o meno forti. L’amore vero è come il mare in tempesta. Chi ama con tutto se stesso sà bene che quel che prova nel suo cuore è forte, irruento, passionale, profondo mai calmo. Si strugge per le piccole cose, così come per le stesse si adira, ha un moto ondoso fatto di grandi onde e altrettanto forti reflussi. Il mare in tempesta con la sua furia ti avviluppa e ti sbatte fino in fondo agli abissi ma con la stessa forza, mentre credi di morire e ti abbandoni, ti tira fuori e ti fà respirare, ti deposita su una spiaggia piena di sole. Il mare restituisce sempre i corpi, siano essi rinati o morti. Mentre infuria la tempesta il rumore è assordante, il mare ti risolleva e deposita dolcemente a riva, nel silenzio più assoluto.
Amare fa paura? perchè si soffre? Gibran dice: quanto più profondo è il solco scavato dal dolore tanto più grande sarà la gioia che potrà colmarlo.
Non amare, provoca gioia? la paura e l’apatia portano la felicità? No, è dolore! Lo stesso identico dolore straziante e drammatico, e lo dico per esperienza vissuta, tutte le cose da me scritte le ho scritte per esperienza vissuta. Ho provato nella mia vita ad essere apatica per non sentire il dolore, ho mentito a me stessa, per un po’ mi sono presa in giro. Lo stato era di morte apparente e di grande solitudine. Io non ho dubbi, ho scelto, certo non sono capace ancora di amare come Lui, questo corpo fisico è un impedimento perchè vive di sensazioni di antica origine bestiale, ma ho scelto di amare fino in fondo e soffrire fino all’agonia del Calvario perchè so, che in fondo al baratro, riesci a vedere la luce. Sei sul fondo, non devi più guardare giù, sei al centro della terra e da lì puoi solo vedere la luce che viene dall’alto, la mano che nel silenzio si è tesa, la stessa mano che nel rumore e preso dalla tua discesa, non vedevi. Io amo anche se fa male e quando il dolore è troppo, assaporo il gusto dolce amaro della sconfitta e scelgo la via del silenzio e dell’assenza. Il silenzio si accompagna all’assenza anche solo apparente, unica via per la resurrezione propria e altrui. Anche nel dolore si vive, il dolore e l’amore ci fanno sentire VIVI!
Gesù muore: dalla tomba il silenzio e l’assenza. Di fronte alla tomba vuota: la paura e il dolore fisico dell’assenza. Ma chi ama non muore, dal dolore ha rigenerato un amore più grande ed è lì, presente più che mai, quell’amore che lo ha fatto morire lo ha resuscitato, il buio lo ha portato alla luce, il mare lo ha deposto sulla spiaggia sotto un nuovo raggiante sole. Ma chi ora soffre non vede, non riconosce, non comprende, si dispera, rimpiange, preso solo da se stesso, ha paura. Di cosa ancora? Quanto amore ancora dovrà dare il Risorto perchè la paura cessi?
L’amore è estremo, sempre! Il seme muore per generare il frutto che morendo rigenererà il seme, che morirà di nuovo per dare frutto…
Qualcuno una volta mi disse: un silenzio vale più di mille parole. Quando hai parlato tanto, dato tanto, dimostrato tanto e sei stanco, affinchè l’altro comprenda hai una sola via: il silenzio. Il silenzio è resurrezione per chi ama, opportunità di salvezza per chi è amato.
In tutto questo parlo di amore in senso lato, in tutte le sue forme ed espressioni. Seguire l’esempio di Cristo non è facile, siamo essere umani ma per questo, secondo il mio modestissimo parere non supportato da competenze teologiche ma fatto di una fede che nasce dal cuore e si ritrova nella lettura del Vangelo, Dio si è incarnato per cercare di capire la natura umana fino in fondo, e da “essere umano” insegnare l’amore che come Dio non era riuscito a far comprendere nella sua profondità ed essenzialità. Cosa deve fare Dio ancora perchè l’uomo comprenda e smetta di aver paura?
Se anche non credessi in Gesù come figlio di Dio, è vero, comunque, continuerei a seguirne l’insegnamento e lo dico da sempre. Mi fa piacere sia confermato da chi è “esperto e competente”, i sacerdoti, mi addolora vedere invece che la maggioranza dei semplici esseri laici come me credano a questo singolare e sconvolgente messaggio solo credendo nella natura divina di Gesù. Non voglio essere fraintesa, io sono certa della Sua natura divina, anche perchè credo che nessun essere umano possa essere capace di vivere come Lui, ma il messaggio è così forte che se anche Dio mi dimostrasse la sola natura umana, io continuerei a cercare di emulare quest’uomo, lo dico da sempre.
Ancora, la domanda che fa male è: quante volte Dio deve ancora dimostrare che solo l’amore ha un senso, che Lui è amore e che solo attraverso l’amore vissuto anche nel suo opposto, il male, il dolore salva e rende veramente liberi e felici? Quante volte ancora? Quante volte ancora chi ama e non ha paura deve morire di incomprensione o creare dolore shoccando l’amato ferendolo, mettendolo difronte al suo silenzio e alla sua assenza? Per una strana associazione di idee mi vengono in mente le parole di Giovanni Paolo II: “Svegliatevi, non abbiate paura!”
Ringrazio don Fabrizio Centofanti, che con la sua pagina di diario: il vangelo secondo Fabry, ha dato voce in poche parole ai miei pensieri che hanno preso forma in questo scritto.
Stella