Sono nata a Roma nel 1968 dove vivo con la mia famiglia di origine e quella da me creata. Ho un marito, Marco, e due bambini Alexandro e Maria Giulia e tanti amici. Oltre la moglie, la mamma e la casalinga sono laureata in economia e sono un consulente finanziario. Ho due passioni oltre i miei bambini, scrivere e cucinare. Nessuno dice mai di no ad un mio invito a cena e io non so resistere ad un libro sia esso un romanzo, un racconto o una raccolta di poesie. Cucino molto, scrivo poco ma chissà che questa avventura … Vi amo tutti, ciao
Stella Maria
per contattarmi scrivete a nutrireilcorpoelanima@gmail.com
non ho parole…
sapevo che eri una donna “fuori dal comune” ma tutto questo mi ha svelato una parte di te.. ….. che non trovo le giuste parole per definire…
Cosa dire.. sei un’amica, una vera amica, un punto di riferimento nei miei momenti difficili….ed ovviamente ti seguirò nella tua avventura…
Sei forte Stella………….
un abbraccio
ciao Annalinda,
grazie di cuore per le bellissime parole e soprattutto per l’amicizia che confessi
ti voglio bene anche io, non a caso sei la madrina di Maria Giulia la mia principessa.
un bacio
Cara Stella,
torno nel tuo blog e scopro che ha avuto una strana metamorfosi: non pubblichi più i tuoi scritti, ma ospiti quelli di tanti tuoi amici bloggers.
Non mi dire che hai appeso la penna al chiodo e…sei tutta presa dall’alta cucina!?!
Scherzi a parte, spero presto di rileggere qualcosa di tuo!
Un abbraccio,
Titti
Cara Titti,
ho reso pubblico agli amici il blog ma non lasciano commenti perchè si vergognano e non sanno che scrivere.
i bambini e il lavoro mi portano via tanto tempo e Marco ha trovato un luogo in cui scrivere.
e tante altre acose che ti dico quando ci vediamo
grazie un abbraccio
Stella
Stella,
sei moglie, madre, casalinga ma anche lavoratrice. Insomma sei una donna di oggi e, come tale, sempre di corsa.
Per questo ti mando una recensione di Antonella Pizzo su “Le donne che corrono” di Antonella Pedrinazzi – Edizioni il filo.
Antonella Pedrinazzi non è una scrittrice ma una donna che corre da mattina a sera, corre dietro i suoi innumerevoli impegni, di lavoro, di famiglia, di casa, d’ufficio, i figli, il marito, la cucina, la spesa, e poi, per non arrendersi al tempo, alla fatica del lavoro, agli impegni affettivi, perché dentro ha vent’anni anche se il suo corpo si rifiuta di crederci, va in palestra, va in piscina, fa l’aerobica. In tutto questo correre accade che Antonella per un attimo si distrae e non si accorge di quattro scalini, inciampa, cade, ruzzola, si rompe una gamba ed è costretta sua malgrado a fermarsi, il gesso pesa e non le consente di continuare a correre. Allora si rende conto d’aver sempre corso e si chiede se anche le altre donne corrono come lei, interroga così le sue colleghe, le sue amiche, chiede se anche loro corrono e perchè lo fanno. Scrive, in quella sua fermata obbligata, del suo correre e del correre delle altre donne. Antonella mi scuserà se questa mia lettura è una lettura fatta di corsa, ma ahimè anch’io sono una donna che corre dietro la famiglia, la casa, l’ufficio, lavoro fuori e dentro casa, e vado sempre di corsa, aspetto anch’io i miei quattro scalini che mi consentano una sosta di qualche giorno. Che strane che sono queste donne, sembrano delle folli, si muovono a velocità supersonica, se sono prese dall’ansia allora puliscono i vetri e lo fanno ogni giorno, o se rinvasano le piante ne rinvasano 20 alla volta, se cucinano lo fanno per un battaglione di soldati, ma l’ansia si deve pure sfogare in qualche modo. In mezz’ora la donna che corre riesce a fare la ceretta, la depilazione, il trucco, la doccia, le unghie, la tinta. Il volumetto ha la copertina azzurra e naturalmente c’è un’immagine di una donne che corre. Le intenzioni dell’autrice sono quelle di far sentire meno diverse queste donne, in una sorta di mal comune mezzo gaudio, sentirsi meno sole facendo parte di una categoria specifica: “donne che corrono”. In effetti le donne che corrono sono quelle donne che in nome della parità dei sessi hanno voluto lavorare fuori casa, sono “stupide e sciocche” donne che in nome della libertà si sono trovate nella situazione di dover lavorare non solo in casa ma anche fuori, donne che ricoprono due ruoli, che fanno due lavori. Il libro è autoironico e racconta con simpatia e affetto le vicissitudini di queste donne che nonostante il loro correre trovano ancora il tempo per sognare e per scrivere un libricino carino come questo, un omaggio alle donne corrono, che sono la maggioranza.
http://nuke.viadellebelledonne.it/Numerozero/AntonellaPizzoLedonnechecorrono/tabid/53/Default.aspx
Cara Titti,
mi è piaciuto così tanto che ne faccio un ost e spero di trovare il libro.
un abbraccio fortissimo e sincero, anche ad Antonella che non sento da tempo.
Stella
eccomi
tutto bene? spero sì. ciao a.
Stella,
fai male a scrivere poco, perché HARIEL, il tuo angelo custode, ti faciliterebbe molto!
Guarda cosa ho trovato su Internet.
HARIEL, il settimo CHERUBINO governa le energie Urano – Mercurio. Agisce dall’interiorità dei suoi protetti; orienta il loro intelletto verso la Scienza e verso la Spiritualità.
La persona deve evitare di criticare, di ironizzare, per far sgorgare dalle sue parole e dai suoi scritti, l’Amore, questo candore uraniano che rende bella ogni cosa.
E quando l’Amore scaturirà, HARIEL condurrà la persona verso la grande via della scienza, dell’arte o della spiritualità (oppure verso le tre vie contemporaneamente), secondo i desideri di quest’ultima.
Tutto ciò che la persona scriverà sarà esaltante e pieno di calore, testimonianza di purezza e verità.
HARIEL renderà la sua intelligenza brillante e vivace, dandole la lucidità che le permetterà di scoprire il cammino logico verso il successo, verso la riuscita morale e materiale. Grazie all’influsso di quest’Angelo la persona darà vita a opere basate sull’Amore: opere logiche, razionali, coerenti, realizzate come per una sorta di necessità, al di fuori di ogni sentimentalismo.
L’Amore si insedierà così contrastando con il suo calore il freddo rigore delle Leggi: contro la povertà, contro la malattia, contro la guerra, contro la fame nel mondo.
Questa persona sarà dunque il difensore delle più nobili cause: per sua virtù (e malgrado tutto), la Società umana imparerà ad amarsi un po’ di più.
Cara Titti,
il mio angelo custode è Nelchael dei Troni, fra gli angeli più potenti e il mio compito è coniugare la finanza con l’arte in genere, in particolare la letteratura. quindi non solo faccio bene a scrivere ma faccio bene anche a fare il “mecenate”;-)
e posso dire di essere una dei pochi fortunati al mondo che ha sentito la “chiamata” e la segue anche se per un po’ ha privilegiato la finanza alla poesia ma in gioventù ha fatto il contrario, anche se ahimè, per motivi che non spiego, ho distrutto quasi tutto grazie alla “muffa” della cantina in cui avevo cestinato il mio lavoro.
un abbraccio
Stella
carissime…
posso saper qual’è il mio angelo custode…????
un saluto
annalinda
CIAO A.
si sto bene e va tutto bene.
Cara Annalinda
il tuo angelo custode è Mumiah
quello di Chiara è Veuliah, a proposito come sta il mio piccolo pestifero angioletto? la principessa?
quello di Massimo Lecabel.
se riesco vi faccio un post sugli Angeli, è tutto nella testa che in questo momento è un generatore ad alta potenza ma manca il tempo per scrivere. voglio un chip per registrare gli impulsi cerebrali;-) !!!!!!
ciao Titti,
esaudirò ulteriori curiosità privatamente prima di essere “scomunicata” per troppa new age;-)
un abbraccio
Stella
Ciao Tesoro, è curioso il fatto che io possa vedere il tuo blog solo da casa, poichè dal lavoro l’accesso è interdetto (beh… mi metto nei panni del datore di lavoro, forse hanno ragione!).
Mi fa veramente piacere che tutto si stia sviluppando secondo quanto hai previsto (è così? sta andando meglio, peggio?), questo blog è veramente un accumulatore di energia per tutti coloro che lo sanno gestire accuratamente ed in modo intelligente.
Adesso sei di là con la piccola MG che fa un pò di capricci ed io che ti scrivo di qua. Una volta si scriveva da una nazione ad un’altra, oggi da una stanza ad un’altra (saremo gli unici?), col passare del tempo anche le distanze minime diventano piene di dettagli e complesse da osservare (ehi, non c’è nessun messaggio trasversale, è solo un pensiero estemporaneo!).
E sapere poi che la tua risposta potrò leggerla sul PC di casa, quando mi collegherò la prossima volta, sempre che tu mi abbia risposto.
Un bacio eterno (magari di persona, che dici !), prima del nostro prossimo incontro telematico ! Un abbraccio dei miei calorosi a tutti i navigatori di questo e di altri siti, che parlano con l’anima e sanno amare con gli occhi. Marco
ciao,
che dire? ora tutti penseranno che abbiamo dei problemi.
meglio attraversare la stanza non credi?
un bacio a tutti
Stella
care lettrici,
sempre nell’ottica delle donne che fanno troppo, oggi ho trovato questo su repubblica
Da Patricia Sprinkle un manuale per sopravvivere alle responsabilità
“Non si deve fare tutto quello che ci chiedono, ma solo ciò che ci rende sereni”
DONNE che fanno troppo. Donne energiche, volitive, toste, decise a non mollare. Eppure schiacciate dalle impegni e dai sensi di colpa. Donne sempre di corsa, che si dividono tra lavoro, mariti, figli, casa, amici, genitori. Senza tempo per sé. Donne stressate, rese inquiete da una perenne, sottile sensazione di inadeguatezza, spesso inconsapevole, ma che genera insoddisfazione e inquietudine.
Per risolvere il problema ci vorranno ancora almeno un paio di generazioni. Tanto è forse necessario per cambiare quell’atteggiamento culturale che, complici mariti e compagni troppo spesso inclini a delegare l’intero lavoro di cura, spinge le donne ad accollarsi ogni sorta di impegni per poi sentirsi irrimediabilmente travolte dalla mancanza di tempo. E se, intanto, di cambiare veramente le cose non c’è speranza, tanto vale tentare di organizzarsi per la sopravvivenza. Resistere, e aiutarsi con un palliativo fatto di analisi, pazienza e una buona dose di umorismo.
Si può utilmente cominciare da Donne che hanno troppo da fare, “come evitare lo stress e trovare la pace”, in uscita per Frassinelli il 3 giugno, scritto da Patricia Sprinkle, americana della Georgia, scrittrice di romanzi gialli, ma anche autrice affermata di manuali di self help. Un libro pragmatico e ironico, rivolto a chi vuole imparare a “fare meno”, a scegliere le priorità secondo le proprie esigenze e non per pura “bulimia del fare”. E a non disperdere risorse ed energie, per tenere in vita aspirazioni e desideri personali.
Se avete temo leggete l’intervista completa… ma il pezzo che segue lo trovo utilissimo….
Qualche consiglio, in poche righe.
“Crearsi una scaletta di priorità, un elenco di cose che non ci pesano. E cercare di dedicarsi soltanto a quelle. Individuarle è facile: basta scegliere quelle che, mentre le facciamo, non ci fanno guardare l’orologio.
Non trascurare i propri sogni; proporsi delle tappe, ogni mese, ogni anno. E andare lentamente. Dicendo “Sì”, quando ci impegniamo in qualcosa che risponde veramente ai nostri obiettivi e “No” a tutto il resto. Infine, dobbiamo convincerci che figli, mariti, parenti e colleghi di lavoro devono assumersi le loro responsabilità. E liberare il nostro tempo”.
Un saluto
annalinda
Cara Annalinda
il tuo commento merita la prima pagina perciò te lo trasferisco con la promessa di cercare tutto l’articolo e pubblicarlo
grazie da una “bulimica” che non sa come venirne fuori:-)
Stella
amici e amiche carissime
quando trovate cose interessanti inviatemi una mail con l’articolo o il commento o quel che volete e ve lo pubblico in prima pagina come è giusto che sia
un bacio a tutti
Stella
2 luglio 1968 – 2008
BUON COMPLEANNO, Stella!
Anche se ci siamo sentite per altre vie, non posso non lasciarti anche qui i miei auguri di tutto cuore,
Titti
GRAZIE infinite:-)
e son 40 ,potrei scrivere anche io “i miei primi quarant’anni”, certo non sono piccanti come quelli di Marina ma visto che le persone hanno voglia o di ridere o di piangere impegnandomi potrebbe essere un successo!!!
ci penso, chissà che non diventi famosa e magari anche ricca così cambio lavoro?
grazie ancora, sei fantastica
Stella
Cara Stella,
ho scoperto così, per caso, che il 2 luglio era il tuo compleanno, allora ti chiedo: “Sono ancora ben accetti gli auguri sia pure con tanto ritardo?”
Un caro abbraccio e a presto. Piera
CARA STELLA,
SON QUI PER SEGNALATI UN LIBRO ED UN BRANO TRATTO DA ESSO CHE, SE VUOI, PUOI INSERIRE NELLA TUA CATEGORIA “CITAZIONI”.
Un abbraccio,
Titti
La cultura contemporanea non ci fa sentire bene con noi stessi. Si deve essere abbastanza forti per rifiutare modelli di vita che non funzionano.
Sono in tanti a condurre una vita senza senso. Sembrano mezzoaddormentati, anche quando sono occupati a fare ciò che ritengono importante. Questo perché stanno dietro a cose sbagliate. Si può arricchire di significato la propria vita disponendosi ad amare gli altri, dedicandosi alla comunità che ci vive intorno e a creare qualcosa che ci dia uno scopo, un senso.
Dovunque sia stato nella mia vita ho conosciuto persone che volevano arraffare qualcosa di nuovo. Una macchina nuova. Una nuova casa. L’ultimissimo tipo di giocattolo. E poi volevano parlartene. “Indovina che cos’ho?” “Indovina che cos’ho?”
“Sai come ho sempre interpretato questo fenomeno? Si trattava di persone così affamate d’affetto che si accontentavano di sostituti. Accettavano beni materiali e si aspettavano qualcosa in cambio. Ma non funziona mai così. Non si possono sostituire amore, gentilezza, tenerezza o amicizia con cose materiali. Il denaro non può sostituire la tenerezza e neanche il potere può sostituirla. Te lo posso dire io, mentre sta arrivando la fine, che nel momento del maggior bisogno né il denaro né il potere – per quanto tu possa averne – ti possono dare la soddisfazione che cerchi.(…)si fa grande confusione tra ciò che vogliamo e ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Hai bisogno di cibo, ma vuoi un frappè al cioccolato. Devi essere onesto con te stesso. Non hai bisogno della spider ultimo modello proprio come non hai bisogno di una casa più grande. La verità è che non ricavi soddisfazione da quelle cose. Sai cosa ti gratifica veramente? Offrire agli altri quello che hai da dare. Non parlo di denaro. Mi riferisco al tuo tempo. Al tuo interesse. (…) Dedicati ad amare gli altri, dedicati alla comunità che ti circonda, e dedicati a creare qualcosa che ti offra uno scopo e un significato.
Ecco ciò che intendo per farsi una propria sotto-cultura. Non certo disprezzare ogni norma della tua comunità. Non me ne vado mica in giro nudo, tanto per fare un esempio. Non passo col rosso. Le piccole regole le seguo. Ma quelle grandi – come pensiamo, cosa valutiamo – quelle devi scegliertele per tuo conto. Non puoi permettere che sia chiunque altro – o qualsiasi società – a determinarle al posto tuo.
(Tratto da “I miei martedì col professore” di Mitch Albom)
si Titti,
merita la prima pagina e lo farò subito. grazie anche per aver pubblicato lamia lettera.
un abbraccio
Stella
cara Stella,
come stai? e tua mamma?
per domani mi aspetto un post dedicato alla tua piccola principessa che compie 1 anno!
Un abbraccio e ci risentiamo per gli “auguri in diretta”!
Titti-afona
Innanzitutto, come promesso, BUON COMPLEANNO, MARIA GIULIA!!!
Ciao Stella,
riallacciandomi a quanto postato da Annalinda, ti mando un mio contributo.
Ti auguro una buona giornata insieme alla tua piccolina!
Titti
In questo mondo troppo spesso egoista, c’è però anche qualcuno che soffre del problema opposto e per il quale NO è una parola difficile da dire. I motivi sono tanti: la paura di essere giudicati egoisti, il timore di offendere, l’eccessivo senso di responsabilità o la mancanza di autostima. E così si finisce per accontentare sempre tutti, dal datore di lavoro che ci chiede di accettare un ulteriore incarico, ai familiari troppo invadenti, agli amici che si aspettano un determinato comportamento; e si arriva ad incarnare il collega disponibile, il figlio ideale, l’amico fidato…ma ciò non ci rende felici perché non è una disposizione che parte dal profondo, ma un atteggiamento cui ci costringiamo per quieto vivere o per debolezza, nell’illusione che le cose vadano meglio. Invece si accontenta, solo temporaneamente, chiunque tranne noi, rischiando alla lunga di cadere in crisi.
“Come dire No ed essere ancora più apprezzati” (Sperling & Kupfer—pag.153) è il libro-interattivo in cui Giovanna D’Alessio racconta la sua esperienza personale, fornendo ai lettori esercizi basati sulle tecniche del coaching per rafforzare l’autostima e imparare a dire no. Dieci sono le regole fondamentali su cui interrogarsi per migliorare la qualità della propria vita.
1)Capire cosa vogliamo ottenere.
2)Trattare gli altri con il massimo rispetto.
3)Riconoscere le motivazioni e i sentimenti dell’interlocutore.
4)Dimenticarsi del proprio ego.
5)Fare le cose con calma.
6)Fare un elenco di cosa non va.
7)Usare il linguaggio giusto.
8)Anticipare le reazioni.
9)Gestire la conversazione.
10)Chiudere la negoziazione in modo efficace.
Anche nell’educazione dei figli ci sono “I NO che aiutano a crescere” non egoisti…ma questo è un altro libro e un’altra storia!
Non solo a chi comanda, ma anche a chi ubbidisce con l’obiettivo di unire efficienza e moralità, è rivolto “L’arte del comando” di Francesco Alberoni (Rizzoli –pag.138). “Tutti devono conoscere l’arte del giusto comando. Dai politici ed imprenditori, ai genitori, insegnanti, capoufficio, poliziotti, fino a chi possiede un negozio. Chiunque abbia una responsabilità verso gli altri esseri umani non può soprassedere…”, afferma il sociologo. E contro il dilagare di egoismo, corruzione, avidità e prepotenza, mostra come si può meritare il potere ed esercitarlo moralmente con giustizia, onestà e consenso. Uomini o donne, per rivestire ruoli di leader, devono possedere carisma, intuito, obiettività.
Cara Titti,
mamma sta meglio per ora, purtroppo non sono riuscita a fare un post per la piccolina perchè ieri sono stata quasi tutto il giorno in ospedale. Quando sono tornata sono corsa da Sante e poi a casa e quindi mi è mancato il tempo ma mi farò perdonare.
quel che scrivi è bello e sascrosanto però purtroppo non sempre è facile da attuare.
Debolezza? forse, ma io sono fatta così di carattere e so che ogni volta che dico no, a meno che non sia uno di quelli che fa crescere o a richieste contrarie alla mia etica e al mio tempo, qualcuno piange, allora io sto male il doppio.
a volte invece è impossibile dire no perchè si è stritolati in un meccanismo infernale.
altre, come spesso accade, la vittima cerca il carnefice perchè il ruolo è interscambiabile e uno è necessario all’altro, per cui pur sapendo che è sbagliato per se stessi, si va avanti.
Comunque so dire no e quando lo dico è un no così deciso che lascia tutti a bocca aperta e non ha possibilità di appello.
io sono fatta così (bene o male dipende dalle situazioni e dall’interlocutore), prima gli altri poi io, e l’aver letto e seguito un certo Gesù, condividendo il Suo credo, mi rende difficile il contrario. Di tanto in tanto però uso il frustino e “sbaracco” il tempio, mettendo tanto timore che nessuno osa più avvicinarsi capendo che ha esagerato e quindi meglio evitare. Poi però capita che ho l’alzhaimer e tornano tutti qui.
però faccio tesoro dei consigli tuoi e di Annalinda e di tanti altri.
grazie ancora
Stella
Stella,
ma allora c’è un altro libro da consultare:
COME SMETTERE DI FARE LA VITTIMA E DIVENTARE CARNEFICE
L’autore, Giulio Cesare Giacobbe, scuote i lettori con stile provocatorio, insegnando loro le semplici regole per ribellarsi alla propria condizione.
Un bacione e….”VOLA LONTANO” (almeno con questa canzone di Ivan Segreto)
Titti
E se guardo bene il mondo m’accorgo presto di quello che sei,
sei una che tira fuori la sua verità e non la sottointende
e non hai spine per potere pungere quando qualcuno scopre quello che sei,
solo petali di rosa da donare a chi sai.
Così vai via
colomba tu vai via
e se domani chiedo dove sei finita, così sparita,
rispondimi che va bene anche se non ho avuto il coraggio di volare via con te.
Vola
ed in un momento sei da sola,
nessuno è più con te,
perché chi vola ha sempre più paura di chi resta giù.
Vola
che la vita ti sorride ancora,
ancora più che a me
perché chi vola va sempre più lontano.
So che non è stato un bene,
il coraggio può mancare
soprattutto quando il tuo cuore non lo conosci ancora bene.
Quindi, solo per concludere, spero tu saprai aspettare
che col tempo, magari poi non tanto, anch’io imparerò a volare.
Vola
ed in un momento sei da sola,
nessuno è più con te,
perché chi vola ha sempre più paura di chi resta giù.
Vola
che la vita ti sorride ancora,
ancora più che a me
perché chi vola va sempre più lontano.
Vola
ed in un momento sei da sola,
nessuno è più con te,
perché chi vola ha sempre più paura di chi resta giù.
Vola
che la vita ti sorride ancora,
ancora più che a me
perché chi vola va sempre più lontano.
@ Marco – post n.12
Lo sai che il comico Claudio Bisio e la moglie Sandra Bonzi hanno provato a scriversi, dato che nella vita si vedevano poco?
Ne è scaturito un libro dal titolo DOPPIO MISTO – ora in commercio – che mette su carta la commedia e l’inferno della coppia!
Potrebbe essere un’idea per un best-seller scritto a 4 mani!!!
Pensateci su.
Titti
Cara Stella,
sono certa che apprezzerai questo ironico ma veritiero
MESSAGGIO DEGLI INDIANI D’AMERICA:
Prima che arrivassero i nostri fratelli bianchi
per fare di noi degli uomini civilizzati,
non avevamo alcun tipo di prigione.
Per questo motivo
non avevamo nemmeno un delinquente.
Non avevamo né serrature né chiavi
e perciò presso di noi non c’erano ladri.
Quando qualcuno era così povero,
da non possedere cavallo, tenda o coperta,
allora egli riceveva tutto questo in dono.
Noi eravamo troppo incivili,
per dare troppo valore alla proprietà privata.
Noi aspiravamo alla proprietà, solo per poterla dare agli altri. Noi non conoscevamo alcun tipo di denaro e
di conseguenza il valore di un essere umano non veniva misurato secondo la sua ricchezza.
Noi non avevamo delle leggi scritte depositate,
nessun avvocato e politico,
perciò non potevamo imbrogliarci l’uno con l’altro.
Eravamo messi veramente male,
prima che arrivassero i bianchi ed io non mi so spiegare come potevamo cavarcela senza quelle cose fondamentali che sono così necessarie per una società civilizzata.
(Cervo Zoppo)
Cara Stella,
ti lascio un saluto al volo e ti segnalo un libro.
Titti
Si chiama “Malamore. Esercizi di resistenza al dolore” l’ultimo libro di Concita De Gregorio (Mondadori, 169 pagine, 16 euro). La scrittrice e giornalista (42 anni e 4 figli) nonché direttore de L’Unità, indaga nella quotidianità del mondo femminile, sul rapporto con gli uomini e la violenza. E se – scrive Concita De Gregorio – il dolore delle donne è “un compagno di vita, un nemico tanto familiare da esser quasi amico”, occorre allora trasformarlo in forza.
Da “Malamore” ecco una parte dell’introduzione:
Le donne provano la temperatura del ferro da stiro toccandolo. Brucia ma non si bruciano. Respirano forte quando l’ostetrica dice «non urli, non è mica la prima». Imparano a cantare piangendo, a suonare con un braccio che pesa come un macigno per la malattia, a sciare con le ossa rotte. Portano i figli in braccio per giorni in certe traversate del deserto, dei mari sui barconi, della città ai piedi su e giù per gli autobus. Le donne hanno più confidenza col dolore. Del corpo, dell’anima. È un compagno di vita, è un nemico tanto familiare da esser quasi amico, è una cosa che c’è e non c’è molto da discutere. Ci si vive, è normale. Strillare disperde le energie, lamentarsi non serve. Trasformandolo, invece: ecco cosa serve. Trasformare il dolore in forza. Ignorarlo, domarlo, metterlo da qualche parte perché lasci fiorire qualcosa. È una lezione antica, una sapienza muta e segreta: ciascuna lo sa.
Maria Malibran, leggendario mezzosoprano, che impara a nascondere le lacrime durante le terribili lezioni di canto inflitte dal padre. Jaqueline du Pré che suona come un angelo il violoncello e sorride a ogni fitta alle ossa del braccio malato, il braccio che finirà per ucciderla. Denise Karbon che scia ingessata, Vanessa Ferrari che volteggia con una frattura al piede. La prostituta bambina che chiude gli occhi e pensa al prato della sua casa nei campi. La giovane donna che si lascia insultare e picchiare dal suo uomo perché pensa che quella sua violenza sia una debolezza: pensa di capirne le ragioni, di poterle governare, alla fine. Pensa che lui sia fragile quando strilla e quando alza le mani: si calmerà, basterà lasciargli il tempo, si placherà. La compagna del genio, la donna di Picasso che, lei sola, ne conosce e ne tollera le miserie: in questo più forte e più grande di lui. L’artista straordinaria che si lascia soggiogare in una vita ordinaria e la trasforma in poesia, la donna ordinaria che fa dei suoi giorni un capolavoro di pazienza. Le migliaia, milioni di donne che vivono ogni giorno sul crinale di un baratro e che anziché sottrarsi quando possono, quelle che possono, ci passeggiano in equilibrio: un numero da circo straordinario, questo di tentare di addomesticare la violenza la violenza degli uomini qualche volta andando a cercarla, persino. Perché è un antidoto, perché è un prezzo, perché non si può fare diversamente, perché il tempo che viviamo è questo e chiede uno sforzo d’ingegno per conciliare la propria autonomia con l’altrui brutale insofferenza.
Le storie che ho raccolto sono scie luminose, stelle cadenti che illuminano a volte molto da lontano una grande domanda: cosa ci induce a non respingere, anzi a convivere con la violenza? Perché sopporta chi sopporta, e come fa? Quanto è alta la posta in palio? Alcune soccombono, molte muoiono, moltissime dividono l’esistenza con una privata indicibile quotidiana penitenza. Alcune ce la fanno, qualche altra trova nell’accettazione del male le risorse per dire, per fare quel che altrimenti non avrebbe potuto. Grandissimi talenti sono sbocciati da uno sfregio. Altrettanto grandi sono stati spenti. Per mille che non hanno nome, una cambia il corso della storia. Sono, alla fine, gesti ordinari. Chiunque può capirlo misurandolo su di sé. Sono esercizi di resistenza al dolore.
«Le femmine servono ai cuccioli» dice il bambino seduto davanti alla tv, danno un documentario sugli animali. Poi ripete: «Lo sai mamma? Le femmine servono perché devono fare i cuccioli, i maschi da soli non li possono fare».
Non c’è dubbio, i maschi da soli non possono. Però le femmine non «servono» solo a fare i cuccioli, penso di rispondere. Non dico niente, invece. Ci sono cose che non si spiegano con le parole. Lo capirà, lo vedrà, lo imparerà strada facendo. Certo, bisogna sempre ricominciare da capo. A ogni generazione di nuovo. Dimostrare, convincere. A cosa servono le femmine? Sembra proprio, nelle parole di un bambino, l’origine di tutte le questioni. Non sono sicura che a fare la stessa domanda a cento adulti, uomini e donne, si otterrebbero risposte convincenti. «Servono a far più bella la vita» mi ha risposto un amico credendo di dire cosa gradita, immagino sentendosi galante. Deve essere qui il cuore di tutto. Siamo proprio certi che le femmine servano a qualcos’altro che a fare i cuccioli, a rendere piacevole l’esistenza altrui? E loro, le donne, dietro le parole e i gesti di una sicurezza ogni giorno esibita in pubblico ne sono davvero convinte in privato? Cosa sono disposte a offrire a sopportare in cambio della possibilità di dimostrare che no, non servono solo a fare i cuccioli né ad allietare con la loro deliziosa presenza le impegnative vite altrui? Ma soprattutto, perché in fondo sentono, anche quando non lo dicono, di doverlo dimostrare?
Vorrei poter dire che se devi uscire alle cinque per un impegno improrogabile e alle cinque meno dieci la persona con cui dividi l’esistenza ti pone una questione epocale da cui dipende l’esito della tua giornata, della settimana e della vita, ecco, quella è una prova di forza, una forma sottile di violenza che si esercita nel celebre quesito: dimostrami che cosa è più importante per te. Perché si sa che l’amore viene prima di tutto, per le donne è certamente così. Perché se hai interessi fuori, più importante deve essere sempre, tuttavia, l’interesse dentro. Perché se un uomo può dire scusami ma ho da fare, e dimenticarsi l’anniversario, la spesa, la festa di compleanno del bambino, la consegna a domicilio, una donna no, non può farlo. O meglio: può, ma paga un prezzo.
Cara Stella,
ma non ne trovavo il testo….oltre il tempo per farlo!
siccome sei una donna battagliera e sempre “in trincea”, fin dal mese scorso volevo dedicarti questa canzone (vedi il titolo
Ora mi sono capitate entrambe le opportunità…Baci, Titti
http://www.youtube.com/watch?v=tnSmouEfEPE
Novembre (Giusy Ferreri)
Ho difeso le mie scelte io ho
creduto nelle attese io ho
saputo dire spesso di no
con te non ci riuscivo.
Ho indossato le catene io ho
i segni delle pene lo so
che non volendo ricorderò
quel pugno nello stomaco
A novembre
la città si spense in un istante
tu dicevi basta ed io restavo inerme
il tuo ego è stato sempre più forte
di ogni mia convinzione ora a
novembre
la città si accende in un istante
il mio corpo non si veste più di voglie
e tu non sembri neanche più così forte
come ti credevo un anno fa
novembre.
Ho dato fiducia al buio ma ora sto
in piena luce e in bilico tra estranei
che mi contendono la voglia di rinascere
a novembre
la città si spense in un istante
tu dicevi basta ed io restavo inerme
il tuo ego è stato sempre più forte
di ogni mia convinzione ora a
novembre
la città si accende in un istante
il mio corpo non si veste più di voglie
e tu non sembri neanche più così forte
come ti credevo un anno fa
Titti,
ma come fai?
colpito nel segno con un bel centro.
bellissima canzone sembra quasi scritta per me.
dove ti trovo?
Un abbraccio
Stella
Cara Stella,
ho provato a scriverti ma il mio post è sparito; ti ho telefonato ma Alex non ti ha riferito la mia chiamata…insomma tutto congiura
Oltre ad avere sempre una sorpresa da darti, ti volevo segnalare “una scoperta”.
Hai una omonima (nel cognome) per di più vicina di casa e amante dello scrivere!!!
Visto che ami i contatti personali, chiamala!
Ciao,
Titti
Scheda Autore di
COFANO STEFANIA
Indirizzo VIA ESCHILO. 189
00125 ROMA – AXA
Telefono 06/50914068
Email kontiki1@alice.it
Opere
DALLE 10 ALLE 11
MA VOI CI CREDETE A PETER PAN?
Biografia
Nata a Roma il 13/7/46, ha lavorato fino al 2005 presso un Ente di Diritto pubblico. Nel 2001 è entrata a far parte di una compagnia teatrale e per ovviare al problema comune a molte compagnie amatoriali (numerosi attori, pochi uomini e troppe donne) ha iniziato a scrivere commedie. I suoi lavori però sono stati portati in scena da un’altra compagnia amatoriale. Un incontro casuale con un altro attore, ha dato una svolta alla sua attività di scrittrice: il suo testo, apprezzato, ha agito da agente catalizzatore nei confronti di altri attori che hanno deciso di costituire la compagnia “Il gatto e la luna” e con pochi mezzi e molto entusiasmo hanno messo in scena il suo lavoro. La compagnia, nella quale recita anche la figlia, esiste ancora. L’autrice continua a scrivere commedie nella sua casa all’AXA in compagnia di tre gatti, un cane … ed il marito.
…dimenticavo:
ma che fine ha fatto la tua lista delle categorie/argomenti che era di lato a destra nel blog?
La ripristini?
Titti
Stefania Cofano ha pubblicato da poco il suo primo romanzo, con la casa editrice http://www.ilfiloonline.it
Diario di un cane
Prezzo: € 14.00
Numero pagine: 92
La storia di Mirò, cane trovatello, vista con gli occhi di Mirò, le sue difficoltà, le sue paure, le sue sensazioni… tutte raccontate da lui! Stefania Cofano ci descrive le avventure del suo cane dal primo giorno, quando venne alla luce in una tana, insieme ai suoi fratelli; poi le cure della mamma premurosa, le prime scoperte e l’incontro con l’uomo. La separazione dalla sua famiglia e il rapporto con i nuovi “padroni”, le marachelle e gli affetti, i dispetti, proprio come li racconterebbe lui, se potesse parlare. Mirò è un cane ma gioisce, soffre, si innamora e prova emozioni esattamente come noi. Diario di un cane ci fa pensare proprio come pensa lui, ci fa apprezzare le piccole cose come le apprezza lui, ma, soprattutto, ci fa riflettere su come un cane vedrebbe le nostre scelte, mostrandoci a volte il lato comico, o semplicemente troppo complicato, di azioni che a noi “umani” sembrano del tutto naturali!
ciao Titti,
ti ho risposto in privato e ti do una bella notizia una delle mie poche lettrici e commentatrici Annalinda, madrina di Maria Giulia, domenica ha dato alla luce Matteo. Auguri anche a Chiara e papà Massimo.
doveva nascere il 16 gennaio, colpa della mia cena di sabato?
un abbraccio
Stella
Ciao Stella!
Passo per un saluto al volo e per darti il link ad una cosa simpatica:
http://www.radio.rai.it/podcast/A0037755.mp3
A voce il resto, cos’ almeno ci incontriamo
Titti
Dimenticavo…come procede il romanzo spy-noir di tuo marito Marco?
Ho una SEGNALAZIONE PER SCRITTORI EMERGENTI
(prossima scadenza 5 marzo 2009)
Mensilmente o bimestralmente la casa editrice Il Filo valuta, per la pubblicazione, opere di poesia (min. 30 componimenti)
narrativa (romanzi o raccolta di racconti, min. 40 cartelle/pag.), o saggistica (min. 40 cartelle/pag.)
Inviaci i tuoi testi inediti e i tuoi dati (nome, cognome, indirizzo e recapito telefonico), entro giovedì 5/3/2009 all’indirizzo:
Il Filo – Casella Postale 40 VT1 -01100 Viterbo
oppure tramite e-mail, all’indirizzo: manoscritti@ilfiloonline.it
Gli autori delle opere ritenute idonee per la pubblicazione riceveranno una proposta editoriale.
I dattiloscritti non saranno restituiti.
Il Filo – http://www.ilfiloonline.it – Tel Fax 0761344202
ciao Titti,
la prima cosa è simpatica ma la sentirò con calma perchè ora sono fusa dopo una giornata di corsa e sul filo dei nervi.
visto che ci siamo pubblicamente dico che … lasciamo stare sono solo una figlia acida e snervata:-)
per ora il gestore adsl mi ha graziata e ne approfitto ma non so quanto dura.
Il romanzo del marito procede e poichè non avevo nulla da fare, indovina?
ma quando ci vediamo? che devo proprio “esplodere”
)) tranquilla ho fatto voto di silenzio.
un abbraccio
Stella