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Archive for maggio 2008

Il volto di ogni uomo è immagine di Dio
un’opinione cristiana sull’emergenza sicurezza

Circa 200mila sorelle e fratelli zingari, in gran parte italiani, abitano oggi in Italia. Molti di loro sono oggetto negli ultimi giorni di persecuzioni intollerabili.

Gli zingari, e con loro tutti gli immigrati, appaiono ad alcuni nostri concittadini come nemici da odiare, respingere, rifiutare. Sono sotto i nostri occhi azioni che esprimono odio verso il diverso, un odio che la nostra storia occidentale ha già conosciuto.

Alcuni italiani credono che il rifiuto di chi è ritenuto “diverso” crei sicurezza per il territorio. Il bisogno di sicurezza appartiene a ogni essere umano, a ogni comunità, a ogni popolo: la sicurezza è diritto e speranza di ogni uomo. È il bisogno di sentirci rispettati, protetti, amati. Il bisogno di vivere in pace, di incontrare disponibilità e collaborazione nel nostro prossimo.

Da molto tempo questa concezione della sicurezza sta franando di fronte alle paure degli italiani. Paure provocate dall’incertezza economica – che riguarda un numero sempre maggiore di persone – e dalla presenza nelle nostre città di persone sradicate e povere che hanno dovuto lasciare i loro paesi proprio nella speranza di una vita migliore.

La vera sicurezza è una prospettiva di vita degna di essere vissuta per noi e per i nostri figli, la possibilità di vivere in un ambiente accettabile e ospitale, sapere di non essere considerati rifiuti per il solo fatto di essere vecchi o malati. Senza questo non saremo mai sicuri.

Sappiamo bene che le ragioni della paura e dell’inquietudine stanno anche nella diffusione di forme odiose di criminalità e di comportamenti devianti – dei nativi e degli immigrati -, ma crediamo che la sicurezza sia una cosa terribilmente seria e delicata e come tale vada affrontata.

Sappiamo che occorre governare fenomeni sociali complessi: offrire un’informazione che aiuti a comprendere la complessità del reale e non a proporre false equazioni tra immigrazione e criminalità seminando odio e paura.

Occorrono politiche di integrazione rigorose e lungimiranti: interventi di riqualificazione del territorio, politiche penali rinnovate, che fondino la legalità sulla prossimità e sulla giustizia sociale.

Crediamo che si costruisca sicurezza laddove si costruisce accoglienza, dove le persone si sentono riconosciute, dove i cittadini partecipano alla vita comune.

Come credenti ricordiamo la preghiera di Gesù nell’ultima cena quando affida al Padre i suoi chiedendo che siano uno, come Lui e il Padre sono uno. Indicava cosi nell’essere uniti e coesi il valore più prezioso, lasciando come testamento uno stile di vita. Non possiamo dimenticare questa richiesta ai discepoli di essere strumento di unità.

Chiediamo ai fratelli credenti, ai figli di Abramo, uomo dell’accoglienza della volontà di Dio e di ogni ospite che si affaccia alla sua tenda, di non abbandonare la speranza e di lottare perché nel volto di ogni uomo sia rispettata, riconosciuta ed amata l’immagine di Dio.

E chiediamo ai nostri Pastori di accompagnare con voce forte la presenza del messaggio di amore che il Cristo ha affidato ai suoi, sostenendo ogni azione di servizio ai più deboli, nella tradizione dei discepoli dell’unico vero Maestro, che non ha rinunciato a combattere e denunciare ogni ingiustizia.

Il grido dell’Apocalisse (3,15-16) “…Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca” scuota le nostre coscienze.

Torino, 21 maggio 2008

Il coordinamento di Chicco di Senape: Oreste Aime, Simona Borello, Nino Cavallo, Paolo Chicco, Claudio Ciancio, Giuseppe Elia, Tommaso Giacobbe, Paola Giani, Marco Mazzaglia, Ugo Perone, Enrico Peyretti, Franco Peyretti, Domenico Raimondi, Toni Revelli, Maria Adele Roggero, Ugo Gianni Rosenberg, Fiorenzo e Anna Maria Savio, Stefano Sciuto, Adriana Stancati Momo, Riccardo Torta.

Per manifestare il tuo interesse, firma questo testo, inviando una e-mail a chiccodisenape@gmail.com con il tuo nome e cognome e città o lascia un coomento al post.

Ti invitiamo a diffondere il Comunicato Stampa tra gli amici e i colleghi: scarica testo in pdf

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Essere poeti oggi, alla svolta dei tempi

La mia ricerca poetica e teorica si inserisce nell’orizzonte di una consapevolezza precisa, e cioè che stiamo vivendo un passaggio di era, una vera e propria svolta antropologico-culturale. Il mio lavoro perciò non è che la continua sperimentazione personale e il reiterato sforzo interpretativo di questa transizione da una figurazione di umanità ad un’altra, e cioè in definitiva da una forma mentis di io, di soggettività umana, ad un’altra.

Ho dedicato di conseguenza molteplici saggi al tentativo di illuminare il senso delle diverse fasi storiche di questo terrae-motus in atto, e di individuare i suoi specifici effetti su tutte le forme di conoscenza (rivoluzioni epistemologiche, artistiche, filosofiche, e psicoanalitiche) e su tutte le forme di convivenza (rivoluzioni politiche e sociali): dal mio primo libro La Svolta – La fine della storia e la via del ritorno (Jaca Book 1987) all’ultimo La Nuova Umanità – Un progetto politico e spirituale (Ed. Paoline 2005).

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Annalinda ci racconta ….

care lettrici,
sempre nell’ottica delle donne che fanno troppo, oggi ho trovato questo su repubblica
Da Patricia Sprinkle un manuale per sopravvivere alle responsabilità
“Non si deve fare tutto quello che ci chiedono, ma solo ciò che ci rende sereni”
DONNE che fanno troppo. Donne energiche, volitive, toste, decise a non mollare. Eppure schiacciate dalle impegni e dai sensi di colpa. Donne sempre di corsa, che si dividono tra lavoro, mariti, figli, casa, amici, genitori. Senza tempo per sé. Donne stressate, rese inquiete da una perenne, sottile sensazione di inadeguatezza, spesso inconsapevole, ma che genera insoddisfazione e inquietudine.
Per risolvere il problema ci vorranno ancora almeno un paio di generazioni. Tanto è forse necessario per cambiare quell’atteggiamento culturale che, complici mariti e compagni troppo spesso inclini a delegare l’intero lavoro di cura, spinge le donne ad accollarsi ogni sorta di impegni per poi sentirsi irrimediabilmente travolte dalla mancanza di tempo. E se, intanto, di cambiare veramente le cose non c’è speranza, tanto vale tentare di organizzarsi per la sopravvivenza. Resistere, e aiutarsi con un palliativo fatto di analisi, pazienza e una buona dose di umorismo.
Si può utilmente cominciare da Donne che hanno troppo da fare, “come evitare lo stress e trovare la pace”, in uscita per Frassinelli il 3 giugno, scritto da Patricia Sprinkle, americana della Georgia, scrittrice di romanzi gialli, ma anche autrice affermata di manuali di self help. Un libro pragmatico e ironico, rivolto a chi vuole imparare a “fare meno”, a scegliere le priorità secondo le proprie esigenze e non per pura “bulimia del fare”. E a non disperdere risorse ed energie, per tenere in vita aspirazioni e desideri personali.
Se avete tempo leggete l’intervista completa… ma il pezzo che segue lo trovo utilissimo….
Qualche consiglio, in poche righe.
“Crearsi una scaletta di priorità, un elenco di cose che non ci pesano. E cercare di dedicarsi soltanto a quelle. Individuarle è facile: basta scegliere quelle che, mentre le facciamo, non ci fanno guardare l’orologio.
Non trascurare i propri sogni; proporsi delle tappe, ogni mese, ogni anno. E andare lentamente. Dicendo “Sì”, quando ci impegniamo in qualcosa che risponde veramente ai nostri obiettivi e “No” a tutto il resto. Infine, dobbiamo convincerci che figli, mariti, parenti e colleghi di lavoro devono assumersi le loro responsabilità. E liberare il nostro tempo”.
Un saluto
annalinda

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Il gioco a somma zero

Si parla tanto di “emergenza sicurezza”. Un giorno si invocano leggi, espulsioni, ronde notturne, provvedimenti eccezionali; il giorno dopo gira il vento e si chiedono indulti, benefici, tolleranza. Un giorno ci si scaglia contro i rom, il giorno dopo si invoca la solidarietà. Forse mi sono perso qualcosa, ma mi rode il dubbio che questo dibattito non serva per capire qual è la cosa migliore da fare e che i clandestini, i rom, i cittadini impauriti/incazzati, siano tutti strumenti di un gioco politico.
Sbaglierò, ma sono convinto che, prima di invocare provvedimenti severi o di assolvere a priori, sarebbe il caso di ricuperare il senso di parole come “colpa” e “responsabilità”. Ripeto: sbaglierò. Ma secondo me abbiamo finito per attribuire a queste parole un significato distorto.
Se vi sembra che la prendo troppo alla lontana vi chiedo scusa, ma non saprei come fare diversamente. Partiamo da un caso pratico.

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Vulcani di Fabrizio Centofanti

Vulcani

Turi era un ragazzo esile, ma con un sacco di idee. Nella vita avrebbe fatto qualcosa di grande, come l’Etna, che torreggiava sulle strade del suo paesone. La montagna lo ispirava: si sentiva nelle viscere la stessa potenza, che poteva fare di lui un uomo fortunato, uno di quei ricchi con il Rolex d’oro che aveva visto nelle pagine dei giornali per femmine letti e riletti dalla madre e la sorella.
Passava le giornate a pensare al futuro: gli stavano stretti i banchi della scuola e anche i giochi con quei babbazzi dei suoi coetanei. Lui guardava i grandi, non quelli del paese: quelli visti in tivù, che entravano in banca, o avevano una segretaria, o dettavano legge nei cantieri.
Man mano che cresceva, lavorando tanto e lavorando bene, si accorse di avere un dono naturale: quello di rimettere in piedi le imprese agonizzanti: le portava in alto in poco tempo, dopo di che mollava tutto e ripartiva con un nuovo moribondo.

Questo è uno dei racconti inseriti nel libro “Guida Pratica all’eternità”.

Potete continuare a leggerlo QUI insieme alla recensione di Giovanni Nuscis

A questo punto non vi rimane che acquistarlo.
Stella

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Con questi frammenti di disperazioni e speranza, l’autore ha fatto un lavoro storico e narrativo. Il lavoro storico è stato quello di annotare fatti e persone, cercandone il cuore, magari nascosto da un cappotto ricuperato chissà dove. Sono storie, queste, più vere del vero, che fanno male anche. Sono microstorie che ha scritto con tempi e ritmi di una narrazione a volte secca e dura, a volte, invece, vicina al lirismo. Ed eccoli, ora, questi racconti toccanti, che arrivano al lettore, lo commuovono, lo fanno pensare. Ci fanno pensare: ai disperati, certo, ma anche alla speranza.
L’autore ha saputo fondere in queste sue scritture le sue due anime: quella di chi vive pensando al Vangelo come un’altra Storia di disperazione e speranza da mettere in pratica, e quella dell’umile testimone che trascrive e racconta.”

Remo Bassini

Fabrizio Centofanti oltre ad essere scrittore e sacerdote diocesano, è fondatore e gestore del blog “La poesia e lo Spirito”. Tale blog, e quindi gli autori e il suo fondatore, sono stati inseriti nella nuova manifestazione letteraria LA PENNA DEL MAGNIFICO patrocinata dal comune di Firenze.

Il libro può essere ordinato presso tutte le librerie fornendo titolo, autore e distributore ovvero Il CED – Centro Editoriale Dehoniano

io vi suggerisco di correre in libreria a prenotare la vostra copia. più in là vi fornirò il calendario degli incontri organizzati con l’autore, dove potrete farvi autografare questo piccolo gioiello editoriale.
Stella Maria

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Poesie di Francesco Forlani

Poesia erotica (si fa per dire)

Corri a perdere fiato
perdere terra
e i sensi
in una luminosa istanza
un imbrunire della pelle
ai primi raggi di sole
ai primi baci

QUI

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