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Archive for 27 agosto 2008

Marina Pizzi

La poesia di Marina Pizzi non è poesia qualunque dettata non solo dall’ispirazione del momento ma segue un percorso poetico di stile ed esistenziale. Fervida e profonda è la sua creatività capace di toccare il cuore ma anche di allontanarcene a volte senza comprendere. La sue raccolte sono famose e l’autrice ha ricevuto numerosi premi. Giovanni Nuscis ci illustra l’autrice e alcune poesie della sua ultima raccolta aiutandoci a capirne il senso e lo stile letterario aiutando anche i profani (della letteratura) ad amare Marina.

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La bella addormentata nel bosco

Carlo Collodi

C’era una volta un Re e una Regina che erano disperati di non aver figliuoli, ma tanto disperati, da non potersi dir quanto. Andavano tutti gli anni ai bagni, ora qui ora là: voti, pellegrinaggi; vollero provarle tutte: ma nulla giovava. Alla fine la Regina rimase incinta, e partorì una bambina. Fu fatto un battesimo di gala; si diedero per comari alla Principessina tutte le fate che si poterono trovare nel paese (ce n’erano sette) perché ciascuna di esse le facesse un regalo; e così toccarono alla Principessa tutte le perfezioni immaginabili di questo mondo. Dopo la cerimonia del battesimo, il corteggio tornò al palazzo reale, dove si dava una gran festa in onore delle fate. Davanti a ciascuna di esse fu messa una magnifica posata, in un astuccio d’oro massiccio, dove c’era dentro un cucchiaio, una forchetta e un coltello d’oro finissimo, tutti guarniti di diamanti e di rubini. Ma in quel mentre stavano per prendere il loro posto a tavola, si vide entrare una vecchia fata, la quale non era stata invitata con le altre, perché da cinquant’anni non usciva più dalla sua torre e tutti la credevano morta e incantata. Il Re le fece dare una posata, ma non ci fu modo di farle dare, come alle altre, una posata d’oro massiccio, perché di queste ne erano state ordinate solamente sette, per le sette fate.
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