Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for febbraio 2009

Salti nel vuoto

“Salti nel vuoto” è il titolo di un racconto di Carlo Sirotti, scrittore contemporaneo.

Il racconto nasce intorno a delle immagini e su di esse si sviluppa. Bello è vedere come in un mondo in grande trasformazione, anche la letteratura evolva creando un nuovo modo di scrivere e dando parole alle immagini. Una foto è un attimo immortalato da una macchina fotografica ma è vero, l’immagine non nasce  e muore lì, intorno ad essa ruota una storia ed un evento e, quel breve ed unico fotogramma, la racchiude tutta, come una piccola perla in una conchiglia.

Read Full Post »

L’adultera

Ho acquistato “L’adultera” di Giuseppe Conte e l’ho letto fra una sala d’attesa e l’altra in ospedale fra Roma e Napoli, in 3 giorni. Un romanzo lineare e coinvolgente, in alcuni tratti commovente fino alle lacrime, come nelle ultime pagine. L’adultera è una donna di cui non si sa molto se non quanto descritto nel Vangelo di Giovanni per il suo incontro con Gesù. Giuseppe Conte ci costruisce una storia o ne ricostruisce la storia.

Un romanzo avvolgente che come dice lo stesso scrittore, ti fa riconoscere in questa donna.  Ebbene sì, mi ci sono riconosciuta, non perchè adultera nel vero senso del termine e della storia, ma perchè sono entrata nel cuore di quella donna, nelle sue debolezze e soprattutto nel desiderio di seguire il cuore. Ognuno di noi tradisce sempre qualcuno se segue il proprio cuore, e tradisce se stesso nel momento in cui segue i sogni e desideri di un altro.

L’adultera vive con passione e grande intensità non solo i suoi desideri carnali ma anche i suoi sogni e le sue emozioni, il suo immenso dolore provocato dall’aver seguito il cuore e aver vissuto intensamente. Sì, in questa donna ci si riconosce perchè ognuno di noi ha bisogno d’amore, di un amore che ci faccia sentire vivi, ognuno di noi ha bisogno di perdono  e di sentirsi amato, ha bisogno di redenzione. La si cerca e ci si dispera fino a cercarla e trovarla in un amore più grande che esula dalla fisicità, l’amore che nasce dall’incontro con il Maestro, per lei  avvenuto sulla spianata di Naconor alla porta di Ephraim, davanti al tempio di Gerusalemme.

Un bisogno d’amore ricercato nel disperato desiderio di ricordare i segni da Lui tracciati, per ritrovare le sue parole e il suo linguaggio, un linguaggio fatto di silenzi e gesti di immenso amore e perdono. E anche confessarsi, infine, al proprio padrone, esprime il desiderio di sentirsi condannati, oltre che dal giudice più severo che è la nostra coscienza, da qualcun altro. Ad un certo punto si ha veramente bisogno di trovarsi davanti ad una folla pronta a lapidarti perchè la prima pietra vorresti scagliarla tu e poi  essere amati, redenti, perdonati e finalmente resi liberi dall’unico amore che veramente cambia la vita, quello che nasce dall’incontro con l’amore di Gesù, di Dio.

Era tempo che non leggevo un romanzo che mi coinvolgesse e mi facesse divorare le pagine come questo, perciò ringrazio Giuseppe Conte per averlo scritto e l’intervista allo stesso letta su LPELS oltre la splendida recensione di Marino Magliani.

Da ieri è iniziata la Quaresima un viaggio intenso e forte verso l’amore e il perdono di chi è capace di dare la vita per amore degli altri.

Stella Maria

Read Full Post »

La fede nasce dall’amore, dal cuore o è grazia concessa. In ogni caso nasce dall’incontro con Cristo. Della fede ci parla in “Un manifesto della fede cristiana” Fabrizio Centofanti.

Read Full Post »

Jolanda Catalano

VII

Vagai
ma non conoscevo ancora il Tempo fra le dita
che si piegavano per estirpare arbusti.
Così fu di nuovo sera
e vidi il cielo con bagliori strani,
puntini incandescenti sul mio viso
che si perdeva colmo di stupore.
Dov’ero in quei minuti
e la mia mente sarebbe stata pronta
a escogitare qualcosa per coprire
il corpo nudo e ancora senza amore?
Vidi lontano, coi raggi della luna,
qualcosa che sembrava avere un senso
poiché il freddo forte mi scuoteva
e acqua dal cielo (che strano!) giù veniva.
Era un lembo di non so quale artificio
e me l’avvolsi tutto intorno al corpo
che si distese al sonno sotto un tronco
enorme e concavo come la terra madre.

E’ bello ritrovarti Jolanda in nuove poesie, ritrovare il tuo cuore, conosciuto attraverso la voce, in una telefonata. Grazie per averci regalato ancora un po’ di te.
Stella

Read Full Post »

Il momento di scegliere

Il monologo più famoso del teatro shaspiriano e non solo. Meraviglioso sia che venga recitato da Lawrence Olivier che da Mel Gibson.

C’è sempre un momeno nella vita in cui si è ad un bivio, il futuro è ignoto e sulla base del proprio cuore e delle proprie conoscenze, bisogna decidere di esistee o morire. Essere sempre, anche se è scomodo o se fa male fedeli a se stessi per essere veramente liberi e vivere da vivi perchè peggio della morte c’è solo il no vivere quotidiano.
(altro…)

Read Full Post »

Comprendere

Un film di Ingmar Bergman dal titolo “Persona” e un dialogo. Ho cercato in questo dialogo scelto da Fabrizio Centofanti, il messaggio, il senso di questa scena e l’ho ritrovato nelle parole di Giovanni Agnoloni che vorrei qui riportare:

Il monologo è bellissimo, ma mi sembra che l’unica soluzione prospettata dal grande autore al problema del dover recitare un ruolo nella vita sia quella di una silenziosa apatia. Vero è che questa non viene prospettata come “ideale”, ma la signora in camice dice che in fondo “ammira” la ragazza per il fatto di vivere così: certo, sempre meglio questo sordo silenzio che una vita di finzione, di “maschera” pirandelliana vestita costantemente.
Però io penso che nel silenzio ci sia, oltre che un “rifugio” che sa di “torre d’avorio”, la possibilità di una vera consapevolezza – quella cui si allude all’inizio del frammento cinematografico -, ovvero di un socratico “conoscere se stessi” che è ascolto meditativo del cuore e comprensione profonda di ciò che veramente desideriamo. E credo che, là dove temiamo che seguirlo concretamente sarebbe “sconveniente”, o che potrebbe allontanarci dagli altri e vederci reietti o perseguitati, ci possa essere invece una bella sorpresa. Là si apre un’altra prospettiva di vita, dove forse (dico, “forse”) perderemo e saremo persi di vista dalle persone che ci giudicheranno male per le nostre opinioni e scelte, ma ne troveremo di altre, diposte ad apprezzarci per la nostra autenticità (o magari saranno proprio le prime a sorprenderci). E avremo la vera libertà.

La questione sta nel fatto che non abbiamo il coraggio di rischiare di perdere il “controllo”, e che non abbiamo fiducia che la vita ci possa, in risposta al nostro sincero e totale “darci” ai nostri sogni, regalare proprio quello che desideriamo: e non è colpa nostra, perché ci hanno insegnato fin da piccoli che “l’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re”. Beh, forse “l’erba voglio” (in senso bizzoso) no, ma quella “desidero profondamente” cresce anche nell’orto dell’ultimo dei poveri. Insomma, il fatto è che non abbiamo “fede”, in questo senso radicale, aconfessionale e intimamente energetico-spirituale. Dubitiamo, e il dubbio genera di per sé insuccesso, laddove “crederci” porta alla realizzazione. Certo, non ci può essere questa luce, se prima non siamo passati per l’ombra (penso a Frodo nella Terra di Mezzo, e all’articolo “Il panico e la grazia” di qualche tempo fa). E in fondo l’ombra, cioè la paura appunto del giudizio e del rifiuto sociale, non è che il frutto della proiezione-sovrapposizione del nostro pensiero razionale rispetto all’intuito e al cuore, che contengono le risposte prima di ogni altra cosa.

Ci hanno insegnato a pensare troppo, il che ci fa credere che non ci possa essere altra strada, al di là del pensiero razionale – che organizza, giudica e diffida, spesso aprioristicamente -. Ma il passo da compiere è quello di usare di più la parte intuitiva del cervello, quella che com-prende senza bisogno (o almeno non subito) di “capire”. Da qui si può accedere al cuore di noi stessi, la porta del Sé, la nostra vera identità. E dare un calcio all’Ego, che non è altro che l’immagine proiettata su noi dell’opinione degli altri, a cui siamo narcisisticamente attaccati, ma che è il nostro più fiero carceriere.

Questa è la svolta, anche se compierla può costare molto. Ma alla fine paga, perché si vive con gioia e si arriva a una vera condisione con gli altri, al di sotto delle maschere.

Tutto questo lo dico per esperienza, perché io per il panico e gli altri cazzi ci sono passato, come tanti. Ma non ho niente da insegnare a nessuno, perché in fondo siamo e possiamo essere gli unici maestri di noi stessi. Solo che a volte confrontarsi aiuta. Spero che queste mie righe siano un contributo a una riflessione utile.

Grazie Giovanni per aver dato parole ai miei pensieri in ombra, ancora confusi e in cerca di definizione.

Read Full Post »

CORDELIA

CORDELIA, da RE LEAR, I.1

Ama. Silenzio. E che dirà Cordelia?

Silenzio! Ama. Povera Cordelia!

Non sono povera. No. Questo amore,

in me, supera molto la mia lingua.

Per mia sfortuna io non posso spingere

il mio cuore all’altezza della bocca.

 

Amo Vostra Maestà secondo un vincolo:

così. Né più né meno. E Voi chiedete

un discorso migliore. Sire buono,

mi avete dato vita, ed allevata,

avete amato me, ed io Vi rendo

quello che è Vostro, secondo giustizia.

Io Vi obbedisco, Vi amo e Vi onoro.

Perché le mie sorelle hanno mariti,

se ognuna dice “amo solo mio padre”?

Quando sarò sposata, quel signore

che con la mano accetterà il mio pegno

dividerà con Voi amore, stima, e cura.

Il cuore parla a Voi. Non “tanto giovane

e tanto poco tenera”: ma giovane,

signore, giovane, e tanto sincera.

***

Read Full Post »

Older Posts »