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Archive for febbraio 2009

Amleto

AMLETO, da AMLETO, III.1

Essere. O non essere. O l’uno. O l’altro.
Che cosa è meglio? Patire gli strali
e i colpi di balestra di una sorte
oltraggiosa? Aggredire con le armi
l’abisso degli affanni, e contrastarli,
fino in fondo? La morte. Solo il sonno,
nient’altro. Poi, convincersi che il sonno
sarà la fine delle fitte al cuore
e delle malattie che per natura
colpiscono la carne degli uomini.Devotamente, sì, devotamente,
dobbiamo implorare questa grazia.
Morte. Sonno. Sonno? Forse sognare.
Il nodo è questo: quali sogni
arriveranno a noi, dopo l’uscita
da tutti i suoni del mondo mortale –
ecco un’idea che deve trattenerci.
Ed ecco il dubbio che mantiene in vita
ogni infelice. Chi sopporterebbe
lo sputo e lo scudiscio di ogni tempo,
il muso del tiranno, e le facezie
dell’orgoglio, e la pena dell’amore
non amato, e le léggi trascurate,
l’arroganza dall’alto e poi gli oltraggi
degli indegni sul degno, che è paziente –
chi li sopporterebbe, se il pugnale
ti concede la quiete, con un colpo?
Chi accetterebbe il peso della vita,
tra sudore e bestemmie? E la stanchezza.
E’ solo la paura della cosa
che seguirà la morte, quella terra
da cui nessuno torna – è la paura
che preme sulla nostra volontà
e ci fa radicare nel presente
deforme e non volare all’altro tempo
ignoto? La coscienza, la coscienza
ci rende tutti vili: tutti. Ecco
come il colore della volontà
si stempera e rovina contro il buio,
e come può arenarsi un gesto audace,
perdendo il primo nome, che fu “azione”.
Vedo la bella Ofelia. Quando preghi,
Ninfa, intercedi per i miei peccati.

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Strappi

Strappi – di Sabrina Manfredi –  è una raccolta di poesie. Unire la poesia alle immagini è qualcosa di nuovo e di sorprendente che aiuta a comprendere e lascia impresso nella retina il testo per via dell’immagine.

Singolare e nuovo, dall’effetto molto piacevole oltre che degno di nota artistica.

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Pronto soccorso

ecco la visione: il mondo
è steso dentro un’ambulanza
e noi giriamo con lui
e ogni tanto proviamo a rianimarlo.
non ci è concesso di gioire
stare stesi sotto la corrente viva
che senza sforzo ci trascina.
è come se la morte fosse diventata
l’aria naturale della vita
e noi premiamo su ogni cosa
come si preme il petto
a chi si è fermato il cuore.
eccolo, batte ancora,
ma poi si ferma, si ferma di nuovo
e ancora qui a premere
e mentre lui riparte
ci fermiamo noi.

Franco Arminio

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1975

 

Sul viale principale s’affacciano le tombe più ricche.

Impreziosite da statue, marmi e graniti rimarcano la discriminazione che i vivi  fanno anche nei confronti dei morti.

Oggi, per una volta, la neve uniforma ogni cosa ed anche i fiori del primo novembre appena trascorso smorzano i colori sotto il suo peso.

Andrea spinge senza fatica la carrozzella con su il corpo del nonno, sunto dagli anni e dalla malattia, sino a quando il custode si ferma davanti ad una costruzione grigia alla quale neppure la neve ha restituito un po’ di luce << Ecco, questo è l’ossario comune >> dice indicandone la cupola col dito << Quello che cercate è proprio qui dietro, non potete sbagliare. Io le chiamo “ tombe dei senzanome “ anche se a dire il vero qualcuna il nome ce l’ha ma chissà che gente era se li hanno lasciati lì in quel modo >> aggiunge sorridendo fra se.

Un sussulto appena percettibile anima gli occhi spenti di Paride Bonelli.

<< La vostra dovrete trovarvela da soli però, io non vi  accompagno perché ho da vedere il becchino. Eh già, la gente muore anche con questo tempaccio sapete >> aggiunge voltando le spalle.

 

Paolo Campana

75

 

 

 

 

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Capro espiatorio

Uggiola alla fessura, cagna-luce.
Qualcuno il mio sonno ha legato
quattro zampe in un mazzo. All’aurora
chi aprirà? Voglio alzarmi. Ho paura.
Nel pozzo del cranio
– senza uscita -. Nel buio sacrario
sconsacrato. (La luce come un’unghia
sotto le porte). Capro espiatorio
già caduto sul fianco, otre di sangue
già mezzo vuoto – come scalci ancora
forte, mia vita.

Questa poesia è tratta da “Il tredicesimo invitato” di Fernanda Romagnoli.

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Mele Rosse di Luigi Manzi

Poesie raccolte in un’unica edizione dal titolo Mele Rosse pubblicate online da Feaci edizioni.
Poesie che dovrebbero passare alla carta stampata per gustare attraverso il tatto, lo sfogliare delle pagine, la semplicità, la linearità e il gusto dolce ma un po’ pungente delle mele rosse. Così straordinariamente lucenti e vivide da catturare lo sguardo e il desiderio fino ad allungare la mano per gustarne il peccato nell’accarezzare il cuore o abbandonarsi all’oblio o il dolce veleno di riflessioni profonde e amare del vivere quotidiano.

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