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Archive for giugno 2009

Dall’immagine tesa

Clemente Rebora

Dall’immagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono –
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

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La prima volta

Il compagno di viaggio non è più visibile ma sempre presente nella mente e nel cuore, nel suo corpo etereo al fianco ogni giorno. In fondo non ci si lascia mai anche s eper un po’ non si riesce ad avere la presenza fisica ed è dolore in una ferita che non rimargina ma che il tempo lenisce e rendendola sopportabile ma facile al sanguinamento.

 Destino? No semplici coincidenze, bivi davanti a cui scegliere la strada e in base alla scelta fare incontri diversi, che cambiano il percorso da seguire in questo viaggio chiamato vita.

In quanto ci siamo chiesti come sarebbe la nostra vita se avessimo fatto scelte diverse, se quel girono avessimo cambiato i nostri programmi ma non c’è risposta e senza sale sarebbe una vita che ti mostra cosa accade se fai questo o quello. Forse un destino esiste ma esiste un libero arbitrio per modificarlo e questo è il più bell’atto d’amore mai donato e  forse mai compreso.

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Giovanni Nuscis

Espiamo il tempo infinito
nel magro tappeto d’una favola,
l’imperfezione
da un peccato invisibile.
Increspata ormai la superficie
dove si specchiava un muratore.
Non sapremo se un vento maligno
ha fatto tremare la casa
o al rastremato alito del sabato
si deve l’incompletezza.

da “La parola data”

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Buon compleanno Alexandro

Buon compleanno all’uomo più importante della mia vita, buon compleanno bambino mio.

sei anni e … frasi retoriche che son più reali del re. La mente va al giorno in cui ho scoperto di aspettarti e a quello in cui sei nato e non ci sono parole umane in qualsiasi lingua per raccontare l’emozione, nessuna che non sminuisca quel sentimento che ogni giorno cresce con te.

“mamma ma tu non piangi mai?” non avevi 3 anni la prima volta che lo hai chiesto, avevamo perso io una figlia tu una sorellina, “si amore mio anche i grandi piangono, piangono nel cuore, piangono di nascosto e a volte ricordano di non essere mai cresciuti e piangono in pubblico perchè qualcuno li abbracci” Io amore mio, piango poco, non è vero, piango ogni volta quando mi specchio nei tuoi occhi, riflesso di un amore immenso che mi riempie il cuore. Allora ringrazio Dio per un dono così meraviglioso e non dimenticare mai che ti voglio bene, qualunque cosa accada.

Stella Maria

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Il mio pennacchio

CIRANO: Sì, è così. La mia vita è quella di un ignoto che soffrì. Ricordate quella sera che Cristiano vi parlò sotto il balcone? Ebbene, che io volessi o no, mentre restavo in basso ad inventare gloria, erano altri a cogliere il bacio della vittoria. È giusto, e in più approvo la scritta sul mio avello: “Molière è un grande genio, e Cristiano era bello”.

ROSSANA: Aiuto, sorelle, venite!

CIRANO: No, ogni premura è vana! Lasciatele, che preghino con la loro campana.

ROSSANA: Vi ho reso infelice! Io. Io.

CIRANO: Voi, così gentile? Ignorai la dolcezza delle donne. Ebbi ostile mia madre a cui non piacqui. Sorelle non ne ho avute. Per paura del ridicolo le donne le ho temute. Vi devo l’amicizia che mi deste, infinita. Grazie a voi una veste passò nella mia vita.

ROSSANA: Io vi amo, vivete.

CIRANO: Troppo tardi, cugina. Sto per salir lassù, nella luna opalina. Le anime che amo, simili agli estri miei, ritroverò in esilio, tra Socrate e Galilei. Filosofo, naturalista, maestro d’arme e rime, musicista, viaggiatore ascensionista, istrione ma non ebbe claque, amante anche, senza conquista. Qui giace Ercole Savignano Cirano de Bergerac che fu tutto, e lo fu invano. Ma io vado, pardon, non posso far attendere. Visto? Il raggio di luna che mi è venuto a prendere? Non voglio il vostro appoggio, null’altro che le piante. Lei viene. Già mi sento di marmo raggelante, inguantato di piombo. Ah, poiché ella è in cammino, andrò a incontrar la sua falce col mio destino. Voi che dite? Non serve? Lo so, bella scoperta. Perché battersi solo se la vittoria è certa? Più bello quando è inutile, tra scoppi di scintille! Chi sono tutti quelli? Ah, ma siete mille e mille. Ah, sì, vi riconosco, nemici miei in consesso. Menzogna, Codardia, Doppiezza, Compromesso… Lo so che alla fin fine voi mi darete il matto. Che importa, io mi batto, io mi batto, io mi batto! Ah! Voi mi strappate tutto, l’alloro e la rosa. Servitevi. Malgrado voi, mi resta un’altra cosa che è mia. E quando a sera entrerò in quel di Dio, spazzerà il mio saluto l’azzurro sfavillìo e offrirò, con l’orgoglio che mai macchiai né macchio, l’indomita purezza del…

ROSSANA: Del?

CIRANO: … mio pennacchio.

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Con una rosa

rosavelluto

Con una rosa hai detto
vienimi a cercare
tutta la sera io resterò da sola
ed io per te
muoio per te
con una rosa sono venuto a te

bianca come le nuvole di lontano
come una notte amara passata invano
come la schiuma che sopra il mare spuma
bianca non è la rosa che porto a te

gialla come la febbre che mi consuma
come il liquore che strega le parole
come il veleno che stilla dal tuo seno
gialla non è la rosa che porto a te

sospirano le rose nell’aria spirano
petalo a petalo mostrano il color
ma il fiore che da solo cresce nel rovo
rosso non è l’amore
bianco non è il dolore
il fiore solo è il dono che porto a te

rosa come un romanzo di poca cosa
come la resa che affiora sopra al viso
come l’attesa che sulle labbra pesa
rosa non è la rosa che porto a te

come la porpora che infiamma il mattino
come la lama che scalda il tuo cuscino
come la spina che al cuore si avvicina
rossa così è la rosa che porto a te

lacrime di cristallo l’hanno bagnata
lacrime e vino versate nel cammino
goccia su goccia, perdute nella pioggia
goccia su goccia le hanno asciugato il cuor

portami allora portami il più bel fiore
quello che duri più dell’amor per sé
il fiore che da solo non specchia il rovo
perfetto dal dolore
perfetto dal suo cuore
perfetto dal dono che fa di sè

Vinicio Capossela

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Rose bianche

Cammini al mio fianco
E non ti curi di me;
Ora mi duole la tua mano bianca,
Il tuo dolce viso.

O dì come un tempo una parola cara,
Dimmi una parola sola!
Le ferite silenti ancora sanguinano,
Anche tu non hai pace.

Mi duole ora che la tua bocca
si chiude muta davanti a me,
Io l’ho baciata già migliaia di volte,
E mille altre.

Ciò che era allora sublime
Adesso spezza il cuore;
Lo sguardo che mi bevve l’anima
Come un estraneo mi sfiora appena.

Theodore Storm

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