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Archive for luglio 2009

Estasi

Lotto contro me stessa, contro la ribellione, e vacillo nel bianco-soffice dolore. Sono sola contro chi crede di conoscere il risvolto di quei polsi. Ma non devo temere nulla, qui, nel covo che conserva e svanisce. La preghiera insegna la strada della perseveranza, questa l’azione prediletta: conoscere nel perseverare, con una volontà indomabile. I ricatti acquisteranno nuovi forme, dimensioni.

Il sorriso non si torcerà più a ghigno ma sarà lieve, invisibile: quel sapore sarà il nettare del Primo asilo.

Marta Campi

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Lo scemo del villaggio

Già, la metropoli! Amata, odiata, eppure è ancora la capitale. Quella capitale che Pietro volle raggiungere perchè essendo a capo del mondo, in capo al mondo doveva essere il suo più caro Amico e Maestro.
Pietro che non ne azzecca una, che si fa prendere dai facili entusiasmi e fa sogni di gloria quasi utopici, che crede di avere certezze che si sgretolano al tramonto, che ha sensi di colpa e il cui Amico fa di tutto per metterlo alla prova fino quasi al ridicolo. Eppure Pietro la capitale l’ha raggiunta e ci ha stabilito la dimora di una casa terrena per Colui che come dimora chiede solo il cuore dell’uomo. Ma per amarla bisogna odiarla, l’amore non ha mai una sola faccia e, allora, bisogna ogni tanto fuggire lontano, su un bel monte, dove trovare la pace e il riposo, di cui c’è sempre bisogno, con il desiderio di coinvolgere in quel paradiso gli amici più cari e in preda all’entusiasmo costruire tende accoglienti. Ma non basta un cielo di stelle per condividere lo splendore dell’eternità? Quel cielo che la cappa di smog nasconde ai nostri occhi in città, quel cielo che nella nostra vita frenetica non ci fermiamo mai a guardare, quel cielo che ci inghiotte nella bagarre quotidiana e cosa portiamo via di questa giungla? sempre gli amici e il ricordo di lei, l’inafferrabile, impossibile,invivibile, irragiungibile oasi di città, la vita da vivere.

Eh sì, Pietro, farai pure un “sacco” di “casini” e sarai preda di facili entusiasmi ma è bello essere lo scemo del villaggio e se proprio non ci si riesce, allora è bello avere un amico così. Sono convinta che anche il Maestro la pensa così, solo un folle può mettersi in testa di raggiungere questa città, tornarci, viverci … in capo al mondo. E solo Uno più folle di te, poteva affidarti una simile missione: portare il Suo messagio d’amore nel caos e ristabilire l’ordine, costruire un’oasi … di città.

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Tanti anni fa

Forse, là, ritroverei il punto di partenza, l’esplosione da cui sono scaturiti i miei gesti, i miei pensieri. Il momento in cui ero solo e, nello stesso tempo, radicalmente unito all’esistenza che mi aveva generato.

Fabrizio Centofanti

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Giobbe

Giaccio inerte pur vivo

il soffio dei giorni confondo col fiato

d’un terribile abisso;

mi percuote la giustizia

e grido

perché un ordine antico è sconvolto.

Non ho più forze per rincorrerlo

se guardo in alto il cielo mi deride

se guardo in basso il vuoto m’ingloba

a destra, a sinistra il vento leva polvere.

E’ avvenuto un terremoto e la terra

si è divisa dalla sua legge primordiale:

fra mondo e mondo l’abisso

e sul ciglio la folla dei dispersi.

Gianmario Lucini 

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Chi cercate?

In attesa di misericordia nel suo giudizio finale non rimane che accettare ora, il giudizio degli uomini. Gli amici hanno paura, qualcuno credeva che fosse bene e ti ha venduto per 30 denari. Ma 30 denari non bastano per cancellare il dolore di chi tradisce, di fronte allo strazio dell’amico abbandonato.

A te non rimane che la via della croce, è breve questa strada per chi ha scelto di morire perché tutti comprendano che ciò che importa è solo l’amore.

L’albero è stato strappato dal terreno e le radici muoiono senza nutrimento, il fusto trasformato in patibolo non farà più ombra e non darà più frutti, sarà solo l’altare dove l’agnello è sacrificato. Gli amici fedeli sono lontani e dal nulla arriva chi ti aiuta a portare la croce, segno che nessuno è mai veramente solo, che c’è sempre una mano che si tende dal nulla.

Si chiude un capitolo per aprirne uno più grande tutto da scrivere: è l’alba di un nuovo giorno.

Una madre sorride riabbracciando suo figlio, una donna cammina verso il sole fino ad un sepolcro vuoto. Corri Maria, corri! Nello sguardo di una donna la speranza e la gioia di un futuro che è già qui.

“Donna chi cerchi?” “Nessuno, ti ho trovato, lasciato senza mai perderti”

 Stella

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Vado

C’è sempre il dubbio che tutto quello che si fa potrebbe essere inutile, ci si chiede se fare una cosa piuttosto che l’altra abbia avuto un senso. Domande senza risposta ma da ricondursi sempre ai grandi interrogativi a cui nessuno ancora è riuscito a dare risposta: “chi siamo?”, “da dove veniamo?” e “dove stiamo andando?”. Nessuno ha risposte certe, allora si va avanti lasciandoci travolgere dalla vita e da scelte obbligate in nome di una giustizia tradotta in  amore per gli altri senza chiederci mai se sia bene per sè. Si va avanti senza sapere se c’è tempo, tanto tempo o se fra un attimo tutto sarà inutile, senza senso, senza futuro. Allora forse è meglio non avere neanche il tempo di porsi domande ed avere sempre una porta da aprire, un viso da guardare e una mano da tendere ancora verso l’altro ma verso anche se stesso perchè per chi si dona la vita è un incontro di mani che si stringono, sguardi che si incrociano, labbra che si schiudono pronte a vuotare la bocca di voce.

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Arsure ed erranze

Sopravvivenza

Siamo venuti dal nulla / padri i vasti deserti / le madri fresche notti. / Arrivare, / gran fatica! / e le mani ferita infetta. / Nessuno di noi si piega / guardando l’orizzonte / dove è incerto limite, / ignoto, / sconcerto. / Sempre esiliati / in desolata sponda / dove miseria regna, / schivati a stento / da una morte cieca. // Cosa può la minaccia? “ (p. 31). La posta in gioco di ogni pratica poetica che voglia porsi alla frontiera tra esprimere soltanto e significare realmente è la sua stessa sopravvivenza come Poesia.

Giulio Bruni nella recensione di Giuseppe Panella

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