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Archive for the ‘racconti’ Category

Il senso della vita

Da un gesto semplice e faticoso come il riordinare una stanza capita di cominciar a mettere ordine nei ricordi. Viene fuori un insieme di pensieri e ricordi fra il riso e l’amaro su tutti una gran serenità e la certezza di una vita vissuta. Tornare indietro perchè? Per porre riparo al dolore e rivivere tutte le gioie. Ci si chiede che senso ha la vita, se ne cerca un filo conduttore e lo si ritrova in un talento innato: scrivere. Così tutto prende forma,  perno dell’esistenza e del vivere quotidiano. Kèfaleh intorno a cui arrotolare la pergamena degli anni che passano, il senso della vita.

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Lo scemo del villaggio

Già, la metropoli! Amata, odiata, eppure è ancora la capitale. Quella capitale che Pietro volle raggiungere perchè essendo a capo del mondo, in capo al mondo doveva essere il suo più caro Amico e Maestro.
Pietro che non ne azzecca una, che si fa prendere dai facili entusiasmi e fa sogni di gloria quasi utopici, che crede di avere certezze che si sgretolano al tramonto, che ha sensi di colpa e il cui Amico fa di tutto per metterlo alla prova fino quasi al ridicolo. Eppure Pietro la capitale l’ha raggiunta e ci ha stabilito la dimora di una casa terrena per Colui che come dimora chiede solo il cuore dell’uomo. Ma per amarla bisogna odiarla, l’amore non ha mai una sola faccia e, allora, bisogna ogni tanto fuggire lontano, su un bel monte, dove trovare la pace e il riposo, di cui c’è sempre bisogno, con il desiderio di coinvolgere in quel paradiso gli amici più cari e in preda all’entusiasmo costruire tende accoglienti. Ma non basta un cielo di stelle per condividere lo splendore dell’eternità? Quel cielo che la cappa di smog nasconde ai nostri occhi in città, quel cielo che nella nostra vita frenetica non ci fermiamo mai a guardare, quel cielo che ci inghiotte nella bagarre quotidiana e cosa portiamo via di questa giungla? sempre gli amici e il ricordo di lei, l’inafferrabile, impossibile,invivibile, irragiungibile oasi di città, la vita da vivere.

Eh sì, Pietro, farai pure un “sacco” di “casini” e sarai preda di facili entusiasmi ma è bello essere lo scemo del villaggio e se proprio non ci si riesce, allora è bello avere un amico così. Sono convinta che anche il Maestro la pensa così, solo un folle può mettersi in testa di raggiungere questa città, tornarci, viverci … in capo al mondo. E solo Uno più folle di te, poteva affidarti una simile missione: portare il Suo messagio d’amore nel caos e ristabilire l’ordine, costruire un’oasi … di città.

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Tanti anni fa

Forse, là, ritroverei il punto di partenza, l’esplosione da cui sono scaturiti i miei gesti, i miei pensieri. Il momento in cui ero solo e, nello stesso tempo, radicalmente unito all’esistenza che mi aveva generato.

Fabrizio Centofanti

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Chi cercate?

In attesa di misericordia nel suo giudizio finale non rimane che accettare ora, il giudizio degli uomini. Gli amici hanno paura, qualcuno credeva che fosse bene e ti ha venduto per 30 denari. Ma 30 denari non bastano per cancellare il dolore di chi tradisce, di fronte allo strazio dell’amico abbandonato.

A te non rimane che la via della croce, è breve questa strada per chi ha scelto di morire perché tutti comprendano che ciò che importa è solo l’amore.

L’albero è stato strappato dal terreno e le radici muoiono senza nutrimento, il fusto trasformato in patibolo non farà più ombra e non darà più frutti, sarà solo l’altare dove l’agnello è sacrificato. Gli amici fedeli sono lontani e dal nulla arriva chi ti aiuta a portare la croce, segno che nessuno è mai veramente solo, che c’è sempre una mano che si tende dal nulla.

Si chiude un capitolo per aprirne uno più grande tutto da scrivere: è l’alba di un nuovo giorno.

Una madre sorride riabbracciando suo figlio, una donna cammina verso il sole fino ad un sepolcro vuoto. Corri Maria, corri! Nello sguardo di una donna la speranza e la gioia di un futuro che è già qui.

“Donna chi cerchi?” “Nessuno, ti ho trovato, lasciato senza mai perderti”

 Stella

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L’orologio

Il tempo è una convenzione degli uomini, una di quelle tante regole dettate per dare unrodine alle cose. Ma il tempo di per sè è un cavallo libero e ribelle, galoppa o va al passo secondo come più gli piace. I distratti invece siamo noi che non sappiamo fermarlo negli occhi di chi ci sta di fronte, nei suoi silenzi o nelle parole a volte anche impostate di chi ha difficoltà a esprimersi perchè ha difficoltà a mettere a nudo la propria anima. L’orologio allora scandisce il tempo di una conversazione che ha difficoltà a sciogliersi per esprimersi e trovare nel dialogo la sua via di guarigione. Guarigione dell’anima che tempo non conosce. Da dove nasce questa difficoltà di linguaggio? da regole imposte a altri che cercano di imbrigliare i sentimenti come hanno fatto con il tempo scandito dalle lancette di un orologio?

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Ricominciare

Essere se stessi è l’unica arma per non soccombere e nel caos generale, tornare alle origini per rigenerarsi. 

Un giunco nel deserto viene strapazzato dal vento, ricoperto da tempeste di sabbia e arso dal sole, nel periodo di siccità, eppure resiste, affonda le radici fino a trovare l’acqua, si disseta. Quell’acqua che è stata la sua fonte di vita ed è sempre l’unica forza. Quando le tempeste impazzano o la siccità inaridisce, la via non è abbandonarsi e lasciarsi travolgere ma tornare alle cose vere, semplici ma vitali come una sostanza senza la quale la vita non esiste, riassunta tutta in una formula: H2O.

Idrogeno/ossigeno bruciati da una sigaretta, fusi in un risotto, invisibili in un sorriso e nel frusciare delle ali di un angelo

idrogeno/ossigeno respirati nell’aria rarefatta di una mattina e torna a splendere il sereno.

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Salti nel vuoto

“Salti nel vuoto” è il titolo di un racconto di Carlo Sirotti, scrittore contemporaneo.

Il racconto nasce intorno a delle immagini e su di esse si sviluppa. Bello è vedere come in un mondo in grande trasformazione, anche la letteratura evolva creando un nuovo modo di scrivere e dando parole alle immagini. Una foto è un attimo immortalato da una macchina fotografica ma è vero, l’immagine non nasce  e muore lì, intorno ad essa ruota una storia ed un evento e, quel breve ed unico fotogramma, la racchiude tutta, come una piccola perla in una conchiglia.

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