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Archive for the ‘racconti’ Category

 

1975

 

Sul viale principale s’affacciano le tombe più ricche.

Impreziosite da statue, marmi e graniti rimarcano la discriminazione che i vivi  fanno anche nei confronti dei morti.

Oggi, per una volta, la neve uniforma ogni cosa ed anche i fiori del primo novembre appena trascorso smorzano i colori sotto il suo peso.

Andrea spinge senza fatica la carrozzella con su il corpo del nonno, sunto dagli anni e dalla malattia, sino a quando il custode si ferma davanti ad una costruzione grigia alla quale neppure la neve ha restituito un po’ di luce << Ecco, questo è l’ossario comune >> dice indicandone la cupola col dito << Quello che cercate è proprio qui dietro, non potete sbagliare. Io le chiamo “ tombe dei senzanome “ anche se a dire il vero qualcuna il nome ce l’ha ma chissà che gente era se li hanno lasciati lì in quel modo >> aggiunge sorridendo fra se.

Un sussulto appena percettibile anima gli occhi spenti di Paride Bonelli.

<< La vostra dovrete trovarvela da soli però, io non vi  accompagno perché ho da vedere il becchino. Eh già, la gente muore anche con questo tempaccio sapete >> aggiunge voltando le spalle.

 

Paolo Campana

75

 

 

 

 

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1943 – 8 Settembre

 

La cascina del padre di Piero risultava difficile a vedersi dalla strada principale. Posta in fondo ad uno stretto budello in discesa ed in gran parte nascosta da una frondosa quercia secolare era il posto giusto per chi volesse appartarsi, qualunque ne fosse la ragione.

I tre giovani, raccolti intorno ad un pacchetto di Africa ed un fiasco di vino buono, festeggiavano.

Dal settembre del trentanove, in verità, v’era stato ben poco da festeggiare.  Se da un lato la guerra esaltava coraggio e sacrificio dei soldati italiani, dall’altro  metteva a nudo l’impreparazione ed il pressapochismo di una classe politico-militare che l’aveva così fortemente voluta. 

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                                                                                                                                                 nevicata20del202220-23-24-febbraio20202005200091

 

Al saggio tutta la terra è aperta

perché patria di un’anima bella

                                                                                                                                                                                 è il mondo intero

                                                                                               

                                                                                                                                                                                Democrito

 

 

 

1975

 

Un altro mondo, davvero.

Gelido d’un bianco silenzio.

Lenta, la carrozzella varca l’arco in pietra con all’apice la croce cristiana, l’uomo rincalza il plaid su quelle gambe immobili ormai da tempo ed il giovane, in piedi dietro di lui,alza il bavero del montone.

La neve copre inviolata il piccolo cimitero, una miriade di riflessi frange su di essa un pallido sole e l’aria pungente offre un senso di vertigine ed appagante euforia mentre le ruote tagliano solchi nei quali affiorano piccoli ciotoli di ghiaia.

Il custode impreca fra se – Possibile che certa gente non abbia di meglio da fare che venir qui a quest’ora – berretto calato sugli occhi e mani nelle tasche della giaccavento li segue con lo sguardo alcuni istanti – Per far cosa poi ?  Cercano un posto dove gli unici fiori sono i  papaveri  fra le erbacce. E in inverno, neppure quelli –

Poi, di malavoglia, si avvia dietro di loro.

 

Paolo Campana

 

 

 

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Lettera al Direttore

Un uomo in fin di vita per aids decide di scrivere al direttore di un giornale per sensibilizzarlo su due problemi: l’aids e la pediculosi.

Roberto ci sorprende con un racconto che potrebbe quasi sembrare ironico considerato il problema grave, l’aids.
Ma la pediculosi, capperi, sono secoli! possibile che non si riesca a debellarla?

E’ triste però, è una riflessione sul mondo che cambia, su un uomo che non avendo nulla da perdere decide di far sentire la sua voce.
I problemi sottostanti possono essere altri: la mancanza di igiene,  il mestiere più antico del mondo fatto senza controllo e senza precauzioni in nome dello sfruttamento e del denaro.

Caro Direttore vogliamo prendere posizione o visto che lei non ha l’aids ne la pediculosi chi se ne importa?

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Alitalia

Fabrizio Centofanti vuole veramente parlarci solo della vicenda Alitalia in questo suo nuovo breve racconto? oppure coglie l’ispirazione di questo nuovo fatto che riguarda la nostra cara Italia, per fare una riflessione più profonda sulla vita? sulla società attuale? sul coraggio di prendere decisioni importanti anche se impopolari? Il nostro futuro è in mano a noi o lasciamo che sia sempre qualcun altro a pilotare le nostre scelte?

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