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copj131

La trama.

Don Gaetano è uomo tuttofare in un grande caseggiato della Napoli popolosa e selvaggia degli anni cinquanta: elettricista, muratore, portiere dei quotidiani inferni del vivere. Da lui impara il giovane chiamato “Smilzo”, un orfano formicolante di passioni silenziose. Don Gaetano sa leggere nel pensiero della gente e lo Smilzo lo sa, sa che nel buio o nel fuoco dei suoi sentimenti ci sono idee ed emozioni che arrivano nette alla mente del suo maestro e compagno. Scimmia dalle zampe magre, ha imparato a sfidare i compagni, le altezze dei muri, le grondaie, le finestre – a una finestra in particolare ha continuato a guardare, quella in cui, donna-bambina, è apparso un giorno il fantasma femminile. Un fantasma che torna più tardi a sfidare la memoria dei sensi, a postulare un amore impossibile. Lo Smilzo cresce attraverso i racconti di don Gaetano, cresce nella memoria di una Napoli (offesa dalla guerra e dall’occupazione) che si ribella – con una straordinaria capacità di riscatto – alla sua stessa indolenza morale. Lo Smilzo impara che l’esistenza è rito, carne, sfida, sangue. È così che l’uomo maturo e l’uomo giovane si dividono in silenzio il desiderio sessuale di una vedova, è così che l’uomo passa al giovane la lama che lo dovrà difendere un giorno dall’onore offeso, è così che la prova del sangue apre la strada a una nuova migranza che durerà il tempo necessario a essere uomo.
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L’adultera

Ho acquistato “L’adultera” di Giuseppe Conte e l’ho letto fra una sala d’attesa e l’altra in ospedale fra Roma e Napoli, in 3 giorni. Un romanzo lineare e coinvolgente, in alcuni tratti commovente fino alle lacrime, come nelle ultime pagine. L’adultera è una donna di cui non si sa molto se non quanto descritto nel Vangelo di Giovanni per il suo incontro con Gesù. Giuseppe Conte ci costruisce una storia o ne ricostruisce la storia.

Un romanzo avvolgente che come dice lo stesso scrittore, ti fa riconoscere in questa donna.  Ebbene sì, mi ci sono riconosciuta, non perchè adultera nel vero senso del termine e della storia, ma perchè sono entrata nel cuore di quella donna, nelle sue debolezze e soprattutto nel desiderio di seguire il cuore. Ognuno di noi tradisce sempre qualcuno se segue il proprio cuore, e tradisce se stesso nel momento in cui segue i sogni e desideri di un altro.

L’adultera vive con passione e grande intensità non solo i suoi desideri carnali ma anche i suoi sogni e le sue emozioni, il suo immenso dolore provocato dall’aver seguito il cuore e aver vissuto intensamente. Sì, in questa donna ci si riconosce perchè ognuno di noi ha bisogno d’amore, di un amore che ci faccia sentire vivi, ognuno di noi ha bisogno di perdono  e di sentirsi amato, ha bisogno di redenzione. La si cerca e ci si dispera fino a cercarla e trovarla in un amore più grande che esula dalla fisicità, l’amore che nasce dall’incontro con il Maestro, per lei  avvenuto sulla spianata di Naconor alla porta di Ephraim, davanti al tempio di Gerusalemme.

Un bisogno d’amore ricercato nel disperato desiderio di ricordare i segni da Lui tracciati, per ritrovare le sue parole e il suo linguaggio, un linguaggio fatto di silenzi e gesti di immenso amore e perdono. E anche confessarsi, infine, al proprio padrone, esprime il desiderio di sentirsi condannati, oltre che dal giudice più severo che è la nostra coscienza, da qualcun altro. Ad un certo punto si ha veramente bisogno di trovarsi davanti ad una folla pronta a lapidarti perchè la prima pietra vorresti scagliarla tu e poi  essere amati, redenti, perdonati e finalmente resi liberi dall’unico amore che veramente cambia la vita, quello che nasce dall’incontro con l’amore di Gesù, di Dio.

Era tempo che non leggevo un romanzo che mi coinvolgesse e mi facesse divorare le pagine come questo, perciò ringrazio Giuseppe Conte per averlo scritto e l’intervista allo stesso letta su LPELS oltre la splendida recensione di Marino Magliani.

Da ieri è iniziata la Quaresima un viaggio intenso e forte verso l’amore e il perdono di chi è capace di dare la vita per amore degli altri.

Stella Maria

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Oscar Farinetti è il creatore di Eataly. E’ un imprenditore intelligente con un gran senso degli affari, un vero talento. La sua storia è raccontata ora in un libro scritto da Anna Sartorio dal titolo “Il mercante di utopie“. Lo ha letto e ce ne parla Alberto Pezzini nel suo stile particolare e quasi poetico di recensire libri.

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I miei martedì col professore

Margherita De Donato mi segnala il libro con il titolo del post di Mitch Albom e me ne suggerisce un brano. Io lo posto qui perchè siano tutti a leggerlo e a riflettere, il libro lo acquisterò intero. una riflessione su come viviamo e il senso della vita.
Grazie Titti.

La cultura contemporanea non ci fa sentire bene con noi stessi. Si deve essere abbastanza forti per rifiutare modelli di vita che non funzionano.

Sono in tanti a condurre una vita senza senso. Sembrano mezzoaddormentati, anche quando sono occupati a fare ciò che ritengono importante. Questo perché stanno dietro a cose sbagliate. Si può arricchire di significato la propria vita disponendosi ad amare gli altri, dedicandosi alla comunità che ci vive intorno e a creare qualcosa che ci dia uno scopo, un senso.
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Berlin Mauer di Paolo Campana

1990, Ottobre

 

Una stretta striscia d’asfalto nei pressi di Postdamer Platz sotto un cielo plumbeo e nuvole cariche di pioggia di una giornata grigia ed uniforme come molte altre.

La mercedes accostó silenziosa al marciapiede, l’uomo alla guida spense il motore, scese, e si avvicinò alla struttura in cemento armato alta quattro metri. Portava un completo scuro, un morbido cappotto in cachemere ed un cappello a tesa larga. Giuno a ridosso del muro si volse alla figura immobile dietro i vetri oscurati. Un vortice di sensazioni nello spazio d’un respiro, poi tornó a concentrarsi sull’immagine fra i graffiti multicolore.

Ventisette anni, il tempo cambia molte cose.

Da cosí vicino, quel muro, incuteva ancora un certo timore anche se distrutto dall’esercito e defraudato dai mauerspechte.

Ventisette anni…una pioggia finissima, come nebbia leggera, prese ad avvolgere ogni cosa e quasi impercettibile, una lacrima, scese a segnargli  il volto.

 

 

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Guida Pratica all’eternità è stato recensito su Avvenire il 22.07.2008 e consigliato fra le letture da non perdere. Di seguito il testo.

I racconti fra cielo e terra di Centofanti
“Personaggi quotidiani sono i protagonisti delle storie di Fabrizio Centofanti raccolti nel volume “Guida pratica all’eternità” (Effatà, pp. 94, euro 9). Un volumetto agile che fa trasparire gioie e sofferenze della vita di tutti i giorni. L’autore, scrittore e sacerdote diocesano a Roma, ha voluto ritrarre i protagonisti delle sue microstorie in un mondo in cui si mescola la speranza ma anche la disperazione. C’è la mano dell’umile testimone evangelico che annora fatti e persone cercando di coglierne fino in fondo le profondità dell’animo. Ma si percepisce anche la vena poetica di Centofanti che si diverte ad alternare il lirismo ad una narrazione a volte secca e dura. Sono racconti che vogliono far riflettere il lettore, ma che non saltano fuori dalla pura fantasia dell’autore. Dietro c’è la storia di un uomo che ha scelto di servire il Vangelo. facendo ricorso anche alla scrittura per difendere la dignità degli ultimi.”

Potete leggere l’articolo QUI

vi ricordo che potete acquistare il libro QUI

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Paolo Cacciolati

Ho poco da aggiungere, rispetto a chi mi ha preceduto, sui racconti che compongono questa raccolta di Fabrizio.

Io leggo, leggo questo libro arrivato a casa mia per vie non solo postali, leggo molte altre cose, forse troppe cose, e mentre leggo faccio una fatica (quasi sempre) bestiale a recuperare un senso, anzi il senso, delle pagine aperte davanti a me. Tutto (o quasi) mi sembra inutile, già letto e già detto. Tranne in qualche caso. Uno di questi è il libro di Fabrizio. Limpido, nella predisposizione alla ricerca di eternità, come suggerisce il titolo, ma eternità per chi? per i protagonisti dei racconti? per i lettori? e per l’autore? Chi è Fabrizio Centofanti? E’ un prete? E’ uno scrittore? E’ uno che combatte ogni giorno contro tremendi mulini a vento? O è semplicemente un uomo, come tutti noi, che cerca anche per sè, oltre che per gli altri, una via per l’eternità? Ecco, vorrei mettere l’accento su quest’ultimo punto, perchè mi piace leggere questo libro non tanto come una raccolta di racconti, quanto come una specie di romanzo di formazione, composto sì da tanti episodi, da tante particelle diverse che sono le persone e le storie di cui ci parla, ma che alla fine si riassemblano in un unico mosaico il cui disegno complessivo è dato dalla tensione dell’autore verso il proprio, lo sottolineo, il proprio, percorso per l’eternità. Percorso condiviso, comune, ecumenico, tutto quello che vogliamo, ma secondo me prima di tutto suo, nella sua unicità di uomo, come tutti noi. E proprio qui sta il bello, perchè altrimenti, se leggessi questo libro “solo” come una testimonianza e non come una dolorosa ma necessaria bildungsroman (ecco, l’ho scritto, chè quando si parla di romanzo di formazione mica uno può esimersi dall’usare cotanto parolone), faticherei ad avvertire la pacifica potenza della scrittura di Fabrizio, a decifrare quella corrente sotterranea che attraversa l’anima dei protagonisti di queste storie.
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