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Posts Tagged ‘Paolo Campana’

                                                                                                                                                 nevicata20del202220-23-24-febbraio20202005200091

 

Al saggio tutta la terra è aperta

perché patria di un’anima bella

                                                                                                                                                                                 è il mondo intero

                                                                                               

                                                                                                                                                                                Democrito

 

 

 

1975

 

Un altro mondo, davvero.

Gelido d’un bianco silenzio.

Lenta, la carrozzella varca l’arco in pietra con all’apice la croce cristiana, l’uomo rincalza il plaid su quelle gambe immobili ormai da tempo ed il giovane, in piedi dietro di lui,alza il bavero del montone.

La neve copre inviolata il piccolo cimitero, una miriade di riflessi frange su di essa un pallido sole e l’aria pungente offre un senso di vertigine ed appagante euforia mentre le ruote tagliano solchi nei quali affiorano piccoli ciotoli di ghiaia.

Il custode impreca fra se – Possibile che certa gente non abbia di meglio da fare che venir qui a quest’ora – berretto calato sugli occhi e mani nelle tasche della giaccavento li segue con lo sguardo alcuni istanti – Per far cosa poi ?  Cercano un posto dove gli unici fiori sono i  papaveri  fra le erbacce. E in inverno, neppure quelli –

Poi, di malavoglia, si avvia dietro di loro.

 

Paolo Campana

 

 

 

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Berlin Mauer di Paolo Campana

1990, Ottobre

 

Una stretta striscia d’asfalto nei pressi di Postdamer Platz sotto un cielo plumbeo e nuvole cariche di pioggia di una giornata grigia ed uniforme come molte altre.

La mercedes accostó silenziosa al marciapiede, l’uomo alla guida spense il motore, scese, e si avvicinò alla struttura in cemento armato alta quattro metri. Portava un completo scuro, un morbido cappotto in cachemere ed un cappello a tesa larga. Giuno a ridosso del muro si volse alla figura immobile dietro i vetri oscurati. Un vortice di sensazioni nello spazio d’un respiro, poi tornó a concentrarsi sull’immagine fra i graffiti multicolore.

Ventisette anni, il tempo cambia molte cose.

Da cosí vicino, quel muro, incuteva ancora un certo timore anche se distrutto dall’esercito e defraudato dai mauerspechte.

Ventisette anni…una pioggia finissima, come nebbia leggera, prese ad avvolgere ogni cosa e quasi impercettibile, una lacrima, scese a segnargli  il volto.

 

 

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