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Posts Tagged ‘vecchioni’

Sogna ragazzo sogna

E ti diranno parole
rosse come il sangue, nere come la notte;
ma non è vero, ragazzo,
che la ragione sta sempre col più forte; io conosco poeti
che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti
che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo,
e credi solo a quel che vedi dentro;
stringi i pugni, ragazzo,
non lasciargliela vinta neanche un momento;
copri l’amore, ragazzo,
ma non nasconderlo sotto il mantello;
a volte passa qualcuno,
a volte c’è qualcuno che deve vederlo.
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Amami così

“Per amarti senza amare prima me
vorrei essere tua madre…
Per vedere anche quello che non c’é
con la forza di una fede;
per entrare insieme nel poema del silenzio
dove tu sei tutto quel che sento.
Per amarti senza avere una ragione,
tranne quella che sei viva,
e seguire il fiume della tua emozione
stando anche sulla riva:
leggerei il dolore da ogni segno del tuo viso
anche nell’inganno di un sorriso.
Vorrei essere tua madre
per guardarti senza voglia,
per amarti d’altro amore;
e abitare la tua stanza
senza mai spostare niente,
senza mai fare rumore:
prepararti il pranzo
quando torni e non mi guardi,
ma riempire tutti i tuoi ricordi.”

Roberto Vecchioni

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Ciao papà …

Ciao bandolero stanco.

9 ottobre 1995 ore17.30

Siamo tutti qui, dietro questo vetro, a guardarti. Sei pieno di tubi e monitor che quasi non ti si riconosce, potresti essere chiunque. Accanto a te altre persone e accanto a noi altri familiari con le nostre stesse facce incollate al vetro e nel vetro riflesse. Ad un certo punto un monitor impazzisce, un solerte infermiere tira giù le veneziane e allontana tutti. Nella fretta però una stecca è rimasta un po’ dischiusa e se ti avvicini al vetro puoi vedere. Faccio finta di andar via e invece incollo la faccia a quel vetro e guardo. Nel tempo di pochi secondi corrono medici e infermieri, passano macchinari e sono tutti intorno a te, vedo Andrea, il primario di cardiochirurgia che ti tiene in cura da anni, lo hanno fatto scendere di corsa. Si affannano, parlano, ti danno scariche elettriche e ti vedo saltare così fragile e gracile come non sei tu. Il corpo martoriato e loro che insistono, si guardano, urlano ma io non sento, vedo solo il tuo corpo immobile come un pupazzo di paglia.

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